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Ordinanza

Ordinanza n. 1006/2026 - Genova, Sezione 2

per l’accertamento dell’inadempimento della società resistente agli obblighi derivanti dalle convenzioni urbanistiche nn. 972 e 973 del 4 marzo 2011, per l’attuazione di un intervento di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile e del conseguente diritto del comune ricorrente al recupero delle somme già erogate per il finanziamento di tale progetto ed al risarcimento del danno subito per effetto della condotta della parte resistente.

Giustizia amministrativa202300125

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Liguria - Genova, Sez. IIOrdinanzaAzione di accertamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Liguria del 27 aprile 2026, limitatamente all'errore materiale nella quantificazione della somma dovuta al Comune

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune ha chiesto la correzione dell'errore materiale contenuto nella precedente sentenza, che aveva accertato l'inadempimento della società agli obblighi derivanti dalle convenzioni urbanistiche nn. 972 e 973 del 4 marzo 2011, relative a un intervento di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile. La sentenza aveva individuato le singole componenti del credito: euro 77.374,80 per la prima tranche del cofinanziamento pubblico da recuperare; euro 63.266,17 per le opere di urbanizzazione; euro 51.714,53 quale controvalore delle aree da cedere per standard urbanistici; euro 125.209,15 quale quota di cofinanziamento statale o regionale non erogata al Comune; euro 341.808,90 per il danno derivante dalla mancata disponibilità, per venticinque anni, di sei alloggi da locare a canone sostenibile. La somma aritmetica delle voci indicate in motivazione è pari a euro 659.373,55, mentre il dispositivo della sentenza aveva riportato euro 581.998,75. Il Comune ha dedotto che si trattava di un mero errore di calcolo emendabile mediante il procedimento di correzione dell'errore materiale.

La decisione

Il TAR ha accolto l'istanza di correzione. Ha rilevato la divergenza aritmetica tra le singole voci di danno espressamente indicate nella motivazione e l'importo complessivo riportato nella parte finale della sentenza. Poiché la discrasia dipendeva da un errore di calcolo e non implicava una nuova valutazione della controversia o una modifica della decisione, il giudice ha disposto la sostituzione, nella sentenza del 27 aprile 2026, della somma di euro 581.998,75 con quella corretta di euro 659.373,55, oltre agli interessi e alla rivalutazione già previsti. Ha ordinato alla Segreteria le annotazioni previste dall'art. 86, comma 3, c.p.a.

Norme richiamate

  • art. 86, comma 3, c.p.a.

    Prevede gli adempimenti di annotazione della correzione sulla sentenza interessata.

Massime di principio

  • La procedura di correzione dell'errore materiale è utilizzabile quando vi sia una divergenza obiettiva, immediatamente rilevabile e meramente aritmetica tra la motivazione e il dispositivo della sentenza, purché la correzione non comporti una nuova valutazione del merito né una modifica sostanziale della decisione.
  • Quando la motivazione individua analiticamente le singole voci che compongono una condanna e il dispositivo riporta, per errore di calcolo, un importo complessivo diverso, il giudice può sostituire l'importo inesatto con quello risultante dalla somma delle voci già accertate.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàPiani attuativi e lottizzazioniPiani regolatori e variantiDanno da provvedimento illegittimo
RamiProcesso amministrativoUrbanistica e governo del territorioResponsabilità della pubblica amministrazione

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