Sentenza n. 643/2026 - Palermo, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego dell’istanza di trasferimento presso altra sede ai sensi dell’art. 33, comma 5, l. 104/1992 per assistere un familiare con handicap grave
Esito
Favorevole al resistente (datore di lavoro)
La controversia
Il ricorrente, dipendente di RFI S.p.A. con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, aveva chiesto il trasferimento presso una diversa sede lavorativa per assistere il nonno riconosciuto affetto da handicap grave. L’istanza è stata respinta da RFI. Il ricorrente ha impugnato il diniego deducendo la violazione dell’art. 33, comma 5, l. 104/1992 e dei principi elaborati dalla giurisprudenza amministrativa, sostenendo di essere l’unico familiare in grado di prestare assistenza al disabile. Ha inoltre dedotto la violazione dell’art. 3 l. 241/1990, il difetto assoluto di motivazione, il difetto di istruttoria e dei presupposti, nonché la violazione dell’art. 41 CEDU. RFI ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, rilevando di essere una società di diritto privato non soggetta al d.lgs. 165/2001. Il ricorrente ha aderito a tale eccezione.
La decisione
Il TAR ha deciso immediatamente il ricorso ai sensi dell’art. 72-bis c.p.a., ravvisando una questione pregiudiziale di rito. Ha dichiarato che la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, poiché RFI è una società privata e il rapporto controverso riguarda il rapporto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile davanti al giudice amministrativo, con salvezza degli effetti della translatio iudicii ai sensi dell’art. 11 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 33, comma 5, l. 104/1992
La disposizione è stata invocata dal dipendente quale fondamento del diritto al trasferimento per assistere un familiare con handicap grave, ma il TAR non ne ha esaminato il merito, ritenendo la controversia devoluta al giudice ordinario.
art. 3 l. 241/1990
La censura relativa al difetto di motivazione non è stata esaminata per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
art. 11 c.p.a.
La dichiarazione di inammissibilità è stata pronunciata con salvezza degli effetti della translatio iudicii.
art. 72-bis c.p.a.
Ha consentito la definizione immediata del ricorso in camera di consiglio in presenza di una pregiudiziale questione di rito.
art. 41 CEDU
La disposizione è stata richiamata dal ricorrente, ma non è stata esaminata dal TAR.
Massime di principio
- Le controversie relative alle determinazioni del datore di lavoro privato sulla sede o sul trasferimento del dipendente, anche quando la pretesa sia fondata sull’art. 33, comma 5, l. 104/1992, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro.
- La natura privata del datore di lavoro esclude, per le controversie riguardanti il rapporto di lavoro subordinato, la giurisdizione del giudice amministrativo, anche se il datore opera in regime di concessione pubblica.
- Quando il giudice amministrativo declina la propria giurisdizione in favore del giudice ordinario, la pronuncia deve salvaguardare, ove ne ricorrano i presupposti, gli effetti processuali e sostanziali della domanda ai sensi dell’art. 11 c.p.a.
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