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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09019/2026 del 09/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione con due motivi: (1) violazione di legge per ritenuta perseguibilità d'ufficio del furto aggravato (contestazione dell'aggravante per destinazione a pubblico servizio non specificamente contestata e non desumibile dall'imputazione, essendo il furto avvenuto per manomissione del contatore nel rapporto fornitore-utente); (2) inosservanza di norme e vizio di motivazione per la mancata prova della partecipazione di Sabato Fabio al reato: Fabio era mero intestatario dell'utenza Enel mentre l'effettivo utilizzatore e autore sarebbe stato il fratello Daniele.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso e, in particolare, il secondo motivo con carattere assorbente. Ha rilevato l'assenza di qualsiasi convincente argomentazione che attestasse un contributo penalmente rilevante di Fabio all'azione illecita (neppure morale), distinto la posizione di Daniele (effettivo utilizzatore) da quella di Fabio (mero intestatario) e considerato il solo dato formale della titolarità dell'azienda insufficiente per affermare la concorsualità. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio ai sensi dell'art. 129, comma 1, c.p.p., perché l'imputato non ha commesso il fatto.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p. (furto) e art. 625 c.p. (furto aggravato)

    indicazione degli articoli "624-625 c.p." nel capo d'imputazione

    Gli articoli sono stati richiamati nell'imputazione dalla Corte d'appello per il reato contestato, ma la Corte di cassazione ha ritenuto che l'indicazione degli articoli non basti a fondare la responsabilità di un soggetto che non abbia dato un contributo personale e provato all'illecito.

  • art. 129, comma 1, c.p.p.

    non fornita testualmente nel testo

    Applicata dalla Corte di cassazione per annullare senza rinvio quando risulta che l'imputato "non ha commesso il fatto"; la formula è stata usata perché la prova della partecipazione di Fabio risultava mancante.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 14368 del 08/03/1989 (Giorgini)

    citata come precedente giurisprudenziale

    Richiamata per il principio che anche l'eventuale contributo "morale" deve rafforzare o aiutare concretamente l'attività criminosa dell'agente per integrare la concorso di persone nel reato; senza tale apporto non sussiste concorso penalmente rilevante.

Massime di principio

  • La mera titolarità formale di un'utenza o di un'impresa non è di per sé indice sufficiente di concorso in un reato commesso da altro soggetto: è necessario dimostrare un contributo personale, concreto e rilevante alla realizzazione dell'illecito.
  • Per affermare la responsabilità concorrente occorre provare, anche in via indiretta, che l'intestatario ha fornito un aiuto materiale o morale che abbia effettivamente rafforzato o facilitato l'attività criminosa; la sola convivenza di interessi o la titolarità non bastano.
  • Se il pubblico ministero non contesta espressamente un'aggravante che cambia la natura o la perseguibilità del reato (ad es. destinazione a pubblico servizio), tale circostanza non può essere valorizzata a fondamento della condanna se non adeguatamente contestata e provata.
  • Quando la valutazione di merito mostra l'assenza di qualsiasi elemento probatorio della partecipazione di un imputato, la Cassazione può annullare la sentenza senza rinvio ai sensi dell'art. 129 c.p.p. per non aver commesso il fatto.
  • In difesa di soggetti solo formalmente collegati a un reato (es. intestatari di utenze) è strategico dimostrare l'assenza di contatti, istruzioni o atti concreti che possano essere ricondotti a una collaborazione con l'autore materiale.

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