Sentenza del 08/07/2016 n. 256 - Comm. Trib. Prov. Como
IVA - Frode carosello - Onere della prova delle parti - Detraibilità IVA - Prova della buona fede - Sussiste.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa detrazione IVA è stata negata. Il contribuente non ha dimostrato la propria buona fede né di avere adottato tutte le ragionevoli precauzioni per verificare l’operatività del cedente. In particolare, trattandosi di un fornitore non occasionale, il contribuente non poteva ignorare l’assenza di operatività dello stesso e, pertanto, è stato ritenuto consapevole o quantomeno colpevolmente inconsapevole della frode.
Esito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava la detraibilità dell’IVA nell’ambito di una presunta frode carosello. Il contribuente sosteneva la legittimità della detrazione e la propria buona fede. L’Amministrazione finanziaria contestava invece l’effettività delle operazioni e la consapevolezza, o comunque la conoscibilità, dell’assenza di operatività del cedente. La sentenza precisa che l’Amministrazione deve preliminarmente fornire elementi specifici, anche indiziari, idonei a dimostrare l’inesistenza delle operazioni; successivamente spetta al contribuente provare l’effettiva esistenza delle operazioni, la fonte legittima della detrazione e la propria estraneità all’illecito, dimostrando di avere adottato ragionevoli cautele nella verifica del fornitore.
Norme richiamate
Norme in materia di detrazione dell’IVA e operazioni inesistenti
La detrazione dell’IVA è ammessa solo se le operazioni sono effettive e se il cessionario dimostra la propria buona fede. Quando l’Amministrazione fornisce elementi specifici sull’inesistenza delle operazioni, il contribuente deve provare sia l’effettività degli acquisti sia la propria estraneità alla frode.
Principi giurisprudenziali sull’onere della prova nelle frodi carosello
L’Amministrazione finanziaria deve individuare e produrre elementi, anche presuntivi, che facciano ritenere inesistenti le operazioni o che il contribuente sapesse o dovesse sapere della frode. Il contribuente deve quindi dimostrare di avere adottato tutte le ragionevoli cautele esigibili per verificare l’affidabilità e l’operatività dei propri interlocutori.
Massime di principio
- In presenza di una contestazione di operazioni inesistenti, l’Amministrazione non può limitarsi ad affermazioni generiche, ma deve indicare elementi concreti e specifici, anche indiziari, sottoposti all’esame del giudice.
- Una volta forniti tali elementi, spetta al contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni, la legittimità della detrazione e la propria buona fede.
- La buona fede non deriva dalla sola regolarità formale delle fatture o dei pagamenti: occorre dimostrare di avere svolto verifiche ragionevoli sull’identità, struttura e operatività del fornitore.
- Quanto più il rapporto commerciale è stabile o continuativo, tanto maggiore è il livello di diligenza richiesto: il contribuente può essere ritenuto responsabile se non rileva anomalie che avrebbe potuto conoscere.
- La detrazione IVA può essere negata anche quando non sia provata una partecipazione attiva alla frode, se il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l’ordinaria diligenza, che l’operazione era collegata a un illecito.
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