Cassazione Penale, Sentenza n. 10036/2025 del 13/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, in sede di riesame cautelare, aveva sostituito la misura della custodia cautelare in carcere con l'obbligo di presentazione alla p.g. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta persistenza delle esigenze cautelari, avendo riguardo al lungo tempo trascorso dai fatti (i più recenti risalenti al 2017) e all'esclusione del ruolo associativo apicale originariamente attribuito al prevenuto
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che non le compete riesaminare il merito degli elementi fattuali e degli indizi valutati dal giudice di merito e che l'ordinanza impugnata abbia fornito una motivazione non illogica circa la persistenza, seppur attenuata, delle esigenze cautelari. Il Tribunale aveva bilanciato la gravità dei fatti e la condanna pronunziata in primo grado (9 anni, 10 mesi e 29 giorni di reclusione per partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e 28 reati-fine) con elementi favorevoli (ruolo non apicale accertato, tempo intercorso, assenza di condotte successive) e perciò aveva sostituito la detenzione con l'obbligo di presentazione alla p.g. Conseguentemente la Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
art. 74 d.P.R. 309/1990
Norma sostanziale che inquadra i reati in materia di stupefacenti; nel provvedimento è richiamata la partecipazione del ricorrente ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti come fattispecie di particolare gravità rilevante ai fini delle esigenze cautelari
art. 173, comma 1, dispos. att. cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata per definire i motivi di impugnazione; qui citata in relazione alla deduzione di un unico motivo di cassazione
art. 275, comma 1‑bis, cod. proc. pen.
Richiamato per sottolineare che la gravità dei fatti può giustificare il mantenimento delle esigenze cautelari; utilizzato dalla Corte per giustificare la valutazione complessiva del Tribunale
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Citata come fonte della cosiddetta doppia presunzione relativa in materia di misure cautelari (riguardante la persistenza delle esigenze cautelari in presenza di fatti di particolare gravità), elemento che il Tribunale ha considerato ma che ha modulato verso una misura meno afflittiva alla luce di elementi favorevoli
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti né rimettere in discussione il giudizio di merito sugli indizi: il controllo è limitato a vizi di diritto e alla logicità della motivazione
- La gravità del reato e una condanna in primo grado costituiscono presupposti forti per la sussistenza delle esigenze cautelari, ma non escludono la possibilità di graduare la misura quando emergono elementi attenuanti (es. ruolo non apicale, lungo tempo trascorso, assenza di condotte successive)
- L'art. 275 cod. proc. pen. opera presunzioni relative sulla persistenza delle esigenze cautelari; tuttavia il giudice di merito può mitigare tali presunzioni valutando complessivamente il caso concreto
- Quando si impugna in cassazione una decisione cautelare, è essenziale contestare errori di diritto o incongruenze logiche nella motivazione: semplici divergenze di valutazione dei fatti raramente sono rilevanti
- La sostituzione della misura custodiale con una misura meno afflittiva (es. obbligo di presentazione) è percorribile se il giudice dimostra, con motivazione non illogica, di aver bilanciato gravità dei fatti e elementi favorevoli sopravvenuti o già presenti
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