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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01108/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione di legge e vizio di motivazione avverso la ritenuta sussistenza della circostanza aggravante del "danno patrimoniale di rilevante gravità" ai sensi dell'art. 219, comma 1, legge fallimentare. Il ricorrente censura che la Corte d'Appello ha motivato in modo contraddittorio e generico, avendo fatto riferimento all'ammontare del passivo e alla totale sottrazione del patrimonio societario senza spiegare il nesso logico-giuridico tra il valore dei beni sottratti e il concreto danno complessivo arrecato alla massa attiva e ai creditori, in violazione dei criteri interpretativi consolidati in giurisprudenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla censura sulla circostanza aggravante. Ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello intrinsecamente contraddittoria e insufficiente a dimostrare, per tutti i reati contestati, che la sottrazione patrimoniale avesse provocato un danno ai creditori di rilevante gravità in termini complessivi. Ha quindi annullato la sentenza impugnata con riferimento alla sussistenza della circostanza aggravante e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma per nuovo esame sul punto. Le altre statuizioni penali restano impregiudicate.

Norme richiamate

  • Legge fallimentare

    La circostanza aggravante del "danno patrimoniale di rilevante gravità" richiede una valutazione collegata alla diminuzione complessiva della massa attiva sottratta all'esecuzione concorsuale e al conseguente danno complessivo subito dai creditori, non basata semplicemente sull'ammontare del passivo.

  • Cass. Sez.1, n. 28009 del 10/04/2024

    Principio secondo cui, nei reati fallimentari, l'entità del danno ai fini dell'aggravante va commisurata al valore complessivo dei beni sottratti all'esecuzione concorsuale, e non al pregiudizio subito da ciascun creditore singolarmente.

  • Cass. Sez.1, n. 12087 del 10/10/2000

    Confermato il criterio che il parametro rilevante è la diminuzione patrimoniale arrecata alla massa attiva disponibile per il riparto, e non il confronto tra attivo e passivo o l'esame di singoli rapporti creditori-debitore.

  • Cass. Sez.5, n. 48203 del 19/07/2017

    La circostanza aggravante si configura solo se alla rilevante sottrazione di beni corrisponde un danno patrimoniale complessivamente valutabile di entità altrettanto grave per i creditori; occorre concreto e adeguato svolgimento motivazionale sul nesso tra sottrazione e danno collettivo.

Massime di principio

  • La valutazione dell'aggravante del "danno patrimoniale di rilevante gravità" deve concentrarsi sul valore complessivo dei beni sottratti alla massa attiva e sull'effettiva diminuzione della massa stessa, non sull'ammontare del passivo o sul pregiudizio di singoli creditori.
  • È necessario che il giudice espliciti il nesso causale e quantifichi, o almeno argomenti adeguatamente, come la sottrazione patrimoniale abbia inciso in termini complessivi sulla disponibilità per il riparto ai creditori.
  • Una motivazione generica o meramente assertiva è insufficiente: il giudice di merito deve seguire il canone interpretativo consolidato in giurisprudenza e applicarlo coerentemente ai singoli elementi di fatto.
  • Se la motivazione della Corte d'Appello risulta contraddittoria o omette di spiegare il grado di gravità del danno complessivo, la Cassazione può annullare la statuizione sull'aggravante e disporre il rinvio per nuovo esame.
  • In casi simili, la difesa dovrebbe focalizzarsi nel mostrare l'assenza di un concreto nesso tra beni sottratti e danno collettivo ai creditori o nell'evidenziare la carenza motivazionale della valutazione sulla gravità del danno.

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