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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22777/2024 del 13/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una domanda proposta da un privato per ottenere la restituzione e il risarcimento dei danni per l'illegittima occupazione di alcuni terreni, occupati nell'ambito della gestione emergenziale del ciclo dei rifiuti in Campania per la realizzazione di una strada di accesso a un sito di stoccaggio. Il giudice amministrativo d'appello ha ritenuto che la competente amministrazione per decidere se restituire il bene o disporne l'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 fosse la Città Metropolitana di Napoli, soggetto utilizzatore del bene, e ha inoltre affermato che, finché tale potere non fosse esercitato, non potesse essere pronunciata alcuna statuizione giudiziale sui profili risarcitori, né in forma specifica né per equivalente. La Città Metropolitana ha quindi proposto ricorso per cassazione deducendo, con il primo motivo, eccesso di potere giurisdizionale per sconfinamento, sostenendo che il Consiglio di Stato le avesse sostanzialmente imposto l'adozione di uno specifico provvedimento alternativo tra acquisizione sanante e restituzione. Con il secondo e terzo motivo ha dedotto eccesso di potere giurisdizionale per arretramento, lamentando che la sentenza avesse negato la possibilità di condannare l'autore dell'illecito alla restituzione del fondo o al risarcimento del danno da occupazione illegittima prima della decisione ex art. 42-bis. Il privato ha resistito con controricorso e proposto ricorso incidentale, a sua volta denunciando arretramento per la parte in cui la sentenza aveva dichiarato inammissibile la domanda risarcitoria sino alla scelta della p.a. La Presidenza del Consiglio dei ministri ha resistito con controricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale, ritenendo infondato il primo motivo perché il Consiglio di Stato non ha imposto all'amministrazione una specifica scelta provvedimentale, ma si è limitato a ricostruire la disciplina dell'art. 42-bis T.u.e. e a trarne le conseguenze processuali; ha dichiarato inammissibili il secondo e il terzo motivo del ricorso principale e l'unico motivo del ricorso incidentale, perché le censure riguardavano una scelta interpretativa del giudice amministrativo e non un vero difetto esterno di giurisdizione. Le spese sono state compensate per la complessità della vicenda; è stato inoltre dato atto dei presupposti per il contributo unificato aggravato.

Norme richiamate

  • art. 4 della legge n. 2248 del 1865, all. E

    richiamato come norma posta a fondamento della denuncia di eccesso di potere giurisdizionale per sconfinamento

  • artt. 7, 31 e 34 cod. proc. amm.

    richiamati come parametri processuali per contestare il potere del giudice amministrativo di incidere sulla sfera discrezionale della pubblica amministrazione e di pronunciarsi sulla tutela richiesta

  • art. 2058 c.c.

    evocato per sostenere la possibilità di reintegrazione in forma specifica del danneggiato mediante condanna alla restituzione del bene

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    considerato dalla Corte come disciplina che attribuisce all'amministrazione una scelta tra acquisizione sanante e restituzione del bene, con conseguenze anche sui profili risarcitori connessi all'occupazione illegittima

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    richiamato per dare atto dei presupposti del versamento dell'ulteriore contributo unificato

Massime di principio

  • L'eccesso di potere giurisdizionale per sconfinamento ricorre solo quando il giudice amministrativo si sostituisce concretamente alla pubblica amministrazione, individuando un'unica modalità di esercizio della discrezionalità o prefigurando l'esito necessario della scelta riservata all'amministrazione.
  • Non integra sconfinamento la decisione che si limiti a ricostruire il quadro normativo applicabile e a trarne le conseguenze processuali, senza imporre all'amministrazione uno specifico contenuto provvedimentale.
  • L'eccesso di potere giurisdizionale per arretramento non è configurabile quando la negazione della tutela discenda da una scelta interpretativa delle norme di diritto: in tal caso l'eventuale errore resta interno alla giurisdizione e si traduce, al più, in errore in iudicando o in procedendo.
  • La deduzione di arretramento presuppone che la situazione soggettiva sia affermata come del tutto priva di tutela in astratto per difetto assoluto di giurisdizione; non basta che il giudice abbia ritenuto, correttamente o erroneamente, non ancora proponibile la domanda in ragione dell'assetto normativo vigente.
  • Nei giudizi relativi all'occupazione illegittima di beni immobili, i profili risarcitori e restitutori possono essere ritenuti connessi alla previa scelta amministrativa prevista dall'art. 42-bis T.u.e., secondo l'impostazione recepita dal giudice amministrativo nella decisione esaminata.

Come è indicizzato

MaterieGiurisdizione
RamiProcesso civile
IstitutiLitisconsorzio necessario

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