Cassazione Penale, Sentenza n. 40720/2025 del 18/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Pubblico Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura cautelare disposta dal GIP (arresti domiciliari) nei confronti di Scandurra. L'accusa contestava a Scandurra reati di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) e falsità ideologica, sostenendo l'esistenza di una corruzione 'sistemica' collegata a rapporti professionali retribuiti con società immobiliari e a scambi di messaggi/chat e pagamenti che, secondo il PM, dimostrerebbero il pactum sceleris e l'asservimento della funzione pubblica.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso del Pubblico Ministero inammissibile. Ha confermato che, anche in sede cautelare, per il reato di corruzione è necessaria la prova, anche indiziaria ma rigorosa, dell'accordo corruttivo (pactum sceleris) tra corruttore e corrotto; la mera esistenza di conflitti di interesse, di incarichi professionali retribuiti o di dazioni documentate non è di per sé sufficiente a provare la corruzione. Inoltre la Corte ha ritenuto che il ricorso del PM mancasse di interesse perché non indicava la persistenza e concretezza delle esigenze cautelari. Di conseguenza resta ferma l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura cautelare.
Norme richiamate
art. 319 cod. pen.
Il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio richiede l'esistenza di un rapporto sinallagmatico (pactum sceleris) tra l'utilità promessa/conferita e l'atto contrario ai doveri d'ufficio; la mera dazione o il conflitto d'interessi non dimostrano da soli il reato.
art. 318 cod. pen.
Anche la corruzione per l'esercizio della funzione è un 'reato-contratto' che richiede la prova dell'accordo illecito; l'esistenza di utilità non esaurisce la prova del patto corruttivo.
art. 192 cod. proc. pen.
Stabilisce i criteri per la valutazione delle prove e degli indizi; la Corte ricorda che l'inosservanza di questa norma integra un vizio di motivazione valutabile in cassazione solo nei limiti previsti dall'art. 606 c.p.p. e non autorizza una rilettura dei fatti da parte della Corte di legittimità.
art. 606 cod. proc. pen.
Regola i motivi di ricorso per cassazione: la critica alla valutazione degli elementi di fatto è inammissibile se si limita a proporre una diversa lettura delle risultanze processuali; i vizi di motivazione sono sindacabili nei limiti prescritti dall'articolo.
art. 275, comma 3 cod. proc. pen.
Prevede presunzioni legali di esigenze cautelari per taluni reati; in mancanza di tale presunzione il PM deve specificare nel ricorso la persistenza e concretezza delle esigenze cautelari altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile per difetto di interesse.
art. 97 Cost.
Rilevato dal PM nella prospettazione del rapporto fra norme comunali e obblighi generali di imparzialità; la Corte però non riconosce che la disciplina regolamentare comunale produca automaticamente, ai fini penali, la sussistenza dell'accordo corruttivo.
art. 6-bis legge 7 agosto 1990, n. 241
Norma in tema di trasparenza e conflitto d'interessi nella pubblica amministrazione richiamata dal PM; la Corte osserva che la violazione o l'ambiguità della disciplina amministrativa non sostituiscono la necessità di prova del patto corruttivo penale.
art. 35 Regolamento edilizio del Comune di Milano
Attribuisce valore vincolante ai pareri della Commissione per il paesaggio e spiega il contesto tecnico-amministrativo; la Corte riconosce il rilievo del ruolo della Commissione ma non lo converte automaticamente in prova di corruzione.
art. 314, comma 2 cod. proc. pen.
Riferimento alla tutela indennitaria per ingiusta detenzione: la Corte osserva che il PM non ha interesse oppositivo al punto di impedire la pronuncia che può dar luogo a pretese indennitarie dell'indagato, interesse proprio dello Stato.
Massime di principio
- Per il reato di corruzione è sempre necessaria la prova, anche indiziaria ma rigorosa, dell'accordo corruttivo (pactum sceleris); la mera esistenza di conflitti d'interesse o di pagamenti non prova automaticamente la corruzione.
- La dazione o la percezione di utilità costituiscono indizi rilevanti ma devono essere correlati, con elementi che ne dimostrino la finalizzazione all'atto contrario ai doveri d'ufficio; contabilizzazione e regolarità formale dei compensi possono indebolire l'ipotesi corruttiva.
- La qualificazione della condotta come 'corruzione sistemica' non esonera dall'onere di provare che ciascun elemento costitutivo del reato si ripete in modo completo e coerente: la sistematicità richiede prova della reiterazione di atti corruttivi integrati in tutti i loro elementi.
- In sede di riesame/cassazione non è consentito al ricorrente ottenere il riesame dei fatti mediante la semplice prospettazione di una diversa lettura delle prove: la Corte di legittimità sindaca vizi di diritto e motivazione manifestamente illogica, non valutazioni alternative di fatto.
- Il Pubblico Ministero che impugni l'esclusione dei gravi indizi deve indicare l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari; in mancanza il ricorso può essere dichiarato inammissibile per difetto di interesse.
- La presenza di norme amministrative locali (es. obblighi di astensione regolamentari) e la loro eventuale ambiguità influiscono sul quadro probatorio ma non sostituiscono l'accertamento del dolo corruttivo richiesto dal diritto penale.
- La produzione di nuove prove o consulenze in fase di impugnazione è temuta o limitata: occorre rispettare i limiti processuali per l'introduzione di nuovo materiale probatorio nelle fasi cautelari e di legittimità.
- In sede cautelare lo standard probatorio è meno rigoroso che nel giudizio di merito, ma ciò non elimina l'esigenza di dimostrare con adeguati indizi la correlazione causale tra utilità e comportamento antidoveroso.
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