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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30331/2025 del 05/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto di competenza riguardante la domanda di Mario Di Marco per il riconoscimento di mansioni superiori, differenze retributive (euro 133.868,47 oltre interessi e rivalutazione), TFR e altre spettanze relative a periodi di lavoro svolti presso D&D Italia srl e Ditta Riela Francesco. Il Giudice del lavoro aveva dichiarato la domanda "improponibile" innanzi a sé, ritenendo invece la competenza della Sezione misure di prevenzione sulla base di argomentazioni legate alla tutela dei crediti connessi a beni confiscati; la Sezione misure di prevenzione, al contrario, ha ritenuto che il credito fosse posteriore alla confisca definitiva e contestato, e dunque di competenza del giudice del lavoro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato la competenza appartiene al Tribunale di Catania, Sezione Lavoro. La Corte ha ritenuto che il rapporto di lavoro di Di Marco sia nato dopo la definitiva confisca (provvedimento definitivo del 23/03/1999; assunzione nel 2004) e che i poteri gestori del giudice della confisca cessino con la definitività del provvedimento; pertanto le questioni sull'an e sul quantum del credito di lavoro, specie se contestate e non liquide, rientrano nella competenza funzionale del giudice del lavoro. La Corte ha altresì respinto la richiesta di differimento in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite sul ricorso n. 29938/2024.

Norme richiamate

  • art. 54 d.lgs. n. 159/2011 (codice antimafia)

    «i crediti prededucibili sorti nel corso del procedimento di prevenzione che sono liquidi, esigibili e non contestati, non debbono essere accertati secondo le modalità previste dagli articoli 57, 58 e 59 e possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, al di fuori del piano di riparto, previa autorizzazione del giudice delegato»

    La norma è rilevante per crediti sorti nel corso del procedimento di prevenzione che risultino liquidi, esigibili e non contestati. Nel caso concreto la Cassazione ha ritenuto che il credito fosse contestato e non liquido, quindi l'art. 54 non si applicava a escludere la competenza del giudice del lavoro.

  • art. 45 d.lgs. n. 159/2011 (codice antimafia)

    Richiamata nella giurisprudenza come disposizione che ricognosce l'effetto per cui, alla definitività della confisca, i beni passano nel patrimonio indisponibile dello Stato; tale acquisizione determina la cessazione dei poteri gestori del giudice della confisca.

  • d.lgs. n. 159/2011 (codice antimafia) - disciplina generale

    La disciplina antimafia regola il sequestro/confisca e le tutele dei terzi creditori; tuttavia la Corte ha precisato che, ove il rapporto sia sorto dopo la confisca definitiva, molte delle tutele/processi speciali non operano e le controversie sul credito di lavoro spettano al giudice ordinario del lavoro.

  • art. 28, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per ricordare che, se il giudice civile dichiara la propria incompetenza e il giudice penale ritiene a sua volta di non essere competente, gli atti vanno trasmessi alla Corte di Cassazione per la decisione del conflitto.

  • artt. 409 e ss. cod. proc. civ. (competenza e funzioni del giudice del lavoro)

    La Corte ha richiamato la competenza funzionale del giudice del lavoro sulle controversie relative allo status lavorativo, all'accertamento del rapporto di lavoro e alla determinazione dell'an e del quantum dei crediti di lavoro, anche quando tali accertamenti sono rilevanti per procedure concorsuali o di esecuzione.

  • Giurisprudenza: Sez. I, n. 30422 del 13/10/2020 (Synergo Consorzio Nazionale)

    Principio consolidato che la definitività della confisca trasferisce il bene al patrimonio dello Stato e fa cessare i poteri gestori del giudice della confisca; le controversie sorte in epoca posteriore alla confisca definitiva rientrano nella giurisdizione civile, salvo specifiche norme attributive di poteri al giudice della confisca e salvo la limitata potestà ricognitiva del giudice che ha pronunciato il giudicato.

  • Giurisprudenza citata e distinta (es. Cass. 30/03/2005 n. 6661; Cass. pen. n. 1848/2011)

    Decisioni citate dal giudice del lavoro riguardavano fattispecie diverse (terzi interessati o diritti sull'azienda confiscata) e sono state valutate non pertinenti dal giudice della prevenzione e dalla Cassazione rispetto al caso di crediti di lavoro sorti in epoca posteriore alla confisca definitiva.

Massime di principio

  • Se il rapporto di lavoro è sorto dopo la confisca definitiva, le controversie sull'an e sul quantum del credito di lavoro spettano al giudice del lavoro e non al giudice delle misure di prevenzione.
  • L'art. 54 d.lgs. 159/2011 opera solo per crediti prededucibili sorti durante il procedimento di prevenzione che siano liquidi, esigibili e non contestati; crediti contestati o non liquidi richiedono il normale giudizio cognitivo (es. davanti al giudice del lavoro).
  • Le controversie che riguardano diritti "sui" beni confiscati o pretese che incidono direttamente sul patrimonio confiscato possono rientrare nella competenza del giudice della prevenzione, ma occorre verificare la temporalità del credito rispetto alla definitività della confisca e la natura della pretesa.
  • Quando due giudici si dichiarano incompetenti (o uno ricusa la competenza e l'altro non intende procedere), il conflitto di attribuzione va risolto dalla Corte di Cassazione ai sensi delle norme sulla trasmissione degli atti.
  • Nella valutazione della competenza è determinante individuare se la controversia richiede una cognizione piena sulla vigenza, qualificazione e qualità del rapporto di lavoro (fattispecie tipicamente di competenza del giudice del lavoro) piuttosto che una mera verifica cartolare o di natura esecutiva tipica dei procedimenti di prevenzione.

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