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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41460/2025 del 24/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputata ha impugnato la conferma della condanna per tentato furto (artt. 56 e 624 c.p.) deducendo violazione di legge e carenza di motivazione in ordine al mancato riconoscimento dell'istituto della continuazione. La difesa ha prodotto quattro condanne definitive per fatti analoghi nelle quali era stata riconosciuta la continuazione interna ed esterna, sostenendo che sussisteva un unitario disegno criminoso per vicinanza temporale, analogia delle modalità e identità della parte offesa (catena di supermercati). La Corte d'appello aveva invece ritenuto che i precedenti descrivessero una abitualità delinquenziale e non un progetto unitario predeterminato, e aveva quindi escluso la continuazione; inoltre aveva confermato la valutazione del trattamento sanzionatorio e il riconoscimento della recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio che la continuazione (art. 81, comma 2, c.p.) richiede l'esistenza di un disegno criminoso unificato, ossia la preventiva rappresentazione e la deliberazione unitaria di più condotte, e non si identifica con un generico programma di vita delinquenziale o con la semplice inclinazione a reiterare reati. Ha indicato gli indici probatori utili (unitarietà del contesto e della spinta a delinquere, brevità del lasso temporale, identità delle fattispecie, analogia del modus operandi, costante partecipazione degli stessi soggetti) e ha ritenuto che la Corte territoriale abbia correttamente applicato tali principi alla fattispecie: il periodo considerato (2019-2022) e gli elementi acquisiti indicavano una scelta di vita delinquenziale piuttosto che un progetto criminoso unitario. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Norma sull'istituto del tentativo; applicata per qualificare l'azione come tentativo di reato in combinato con l'art. 624 c.p.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di furto; utilizzata per delimitare la fattispecie contestata (sottrazione o tentata sottrazione di merce)

  • art. 81, comma secondo cod. pen.

    Norma che disciplina l'istituto della continuazione tra più reati; la Corte interpreta che richiede l'esistenza di un medesimo disegno criminoso previamente rappresentato e deliberato dall'agente, e non si identifica con la semplice abitualità o con un generico programma di vita delinquenziale

Massime di principio

  • La continuazione ai sensi dell'art. 81, comma 2, c.p. richiede la prova di un disegno criminoso unitario: l'agente deve essersi previamente rappresentato e aver deliberato unitariamente più condotte delittuose
  • La mera ripetizione di reati simili o una propensione stabile alla commissione di reati (scelta di vita delinquenziale) non è sufficiente per configurare la continuazione
  • Per valutare la continuazione occorre considerare indici quali: unitarietà del contesto, spinta unitaria a delinquere, brevità del lasso temporale tra gli episodi, identità della natura dei reati, analogia del modus operandi e partecipazione degli stessi soggetti; non è necessario che siano tutti presenti, ma alcuni devono essere significativi
  • Sentenze di merito che abbiano riconosciuto la continuazione in precedenti processi non vincolano automaticamente altri giudici: ciascun giudice deve valutare autonomamente gli elementi probatori e la sussistenza del disegno criminoso nel caso concreto
  • Nella pratica difensiva, per ottenere il riconoscimento della continuazione è utile documentare la coesione temporale e fattuale degli episodi, l'identità del modus operandi e qualsiasi elemento che indichi una deliberazione unitaria delle condotte

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