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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37885/2024 del 15/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, ammesso alla detenzione domiciliare, ha chiesto l'autorizzazione a continuare l'attività lavorativa svolta al momento dell'esecuzione della misura alternativa. Il Magistrato di sorveglianza di Bari ha rigettato l'istanza richiamando il contenuto dell'ordinanza collegiale che aveva concesso la misura, l'ampiezza degli orari di lavoro indicati nella richiesta e la mancata allegazione di documentazione attestante le disagiate condizioni economiche ex art. 284, comma 3, c.p.p. Il ricorrente ha contestato che l'accesso all'esecuzione esterna era stato inizialmente disposto in ragione dell'esistenza di un contratto di lavoro e ha lamentato l'insufficiente motivazione del rigetto nonché la mancata considerazione della sua condizione economica priva di redditi e risorse.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto che il provvedimento del Magistrato di sorveglianza fosse motivato in maniera effettiva e non meramente apparente: la mancata esistenza di un contratto di lavoro non era l'unico motivo del diniego iniziale (che si fondava sulla personalità del condannato e sull'assenza di attività risocializzanti), il richiamo all'ampiezza degli orari risultava riferito agli orari indicati nella stessa istanza e non integrava un vizio radicale della motivazione, e la mancata documentazione delle condizioni economiche prevista dall'art. 284, comma 3 c.p.p. poteva legittimamente essere valorizzata come motivo di rigetto. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47-ter ord. pen.

    art. 47-ter, comma 2, ordinamento penitenziario

    Stabilisce che le modalità esecutive della detenzione domiciliare possono essere modificate dal Magistrato di Sorveglianza; i provvedimenti in materia incidono sulla libertà personale e sono impugnabili con ricorso per cassazione.

  • art. 284 cod. proc. pen.

    art. 284, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiede la valutazione delle condizioni economiche del detenuto; la mancata documentazione delle "disagiate condizioni economiche" può giustificare il rigetto di richieste volte a modificare le modalità di esecuzione della misura alternativa.

  • art. 111 Cost.

    Fondamento costituzionale dell'impugnabilità dei provvedimenti che incidono sulla libertà personale; sulla base di tale norma la Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione contro provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza.

Massime di principio

  • Le modifiche alle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare disposte dal Magistrato di Sorveglianza incidono sulla libertà personale e sono impugnabili con ricorso per cassazione.
  • La presenza di un rapporto di lavoro non è automaticamente decisiva: il giudice può valutare complessivamente la personalità del condannato, la compatibilità dell'attività con gli obiettivi dell'esecuzione penale e l'effettiva funzione risocializzante dell'attività lavorativa.
  • Se si richiede l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa in detenzione domiciliare, è fondamentale fornire una documentazione chiara e probante (orari dettagliati, contratto, condizioni economiche) per dimostrare compatibilità e necessità.
  • Riferimenti generici (es. "ampiezza degli orari") possono essere sufficienti se collegati agli elementi concreti contenuti nell'istanza; tuttavia, per contestare efficacemente un rigetto occorre dimostrare che la motivazione è viziata da mancanza di coerenza, completezza o ragionevolezza.
  • Il mancato allegato di prove sulle condizioni economiche previste dall'art. 284, comma 3 c.p.p. può legittimare il diniego; pertanto, chi invoca disagiate condizioni economiche deve documentarle specificamente.

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