Cassazione Penale, Sentenza n. 6557/2023 del 15/02/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Renna impugnava l'ordinanza di arresti domiciliari confermata dal Tribunale del riesame per i reati contestati: corruzione (originaria qualificazione art. 318 cod. pen., poi riqualificata dal riesame come corruzione propria art. 319 cod. pen.) per aver rinnovato indebitamente l'incarico di direttore amministrativo in favore di Francesca Marzano in concorso con l'assessore regionale Salvatore Ruggieri; e falso ideologico (capo 3) per aver istigato la commissione d'esame a riconoscere punteggi e requisiti non corrispondenti al vero per favorire l'assunzione di un candidato. I profili di doglianza erano: insufficienza dei gravi indizi in relazione alla corruzione e alla riqualificazione in corruzione propria; insussistenza del falso ideologico in ragione della natura valutativa degli atti di concorso e della mancata prova del concorso attivo di Renna nelle falsità; e inesistenza o insufficiente motivazione delle esigenze cautelari, anche alla luce delle dimissioni successive dalle cariche pubbliche.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha censurato la riqualificazione operata dal Tribunale del riesame che aveva qualificato il fatto come corruzione propria (art. 319), osservando che il semplice accordo corruttivo e l'interesse a confermare un incarico discrezionale non bastano a trasformare in automatico l'atto in contrario ai doveri d'ufficio; occorre valutare se l'atto abbia effettivamente violato doveri di imparzialità o norme che ne disciplinano modi, contenuti o tempi. Tuttavia, la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi di partecipazione al patto corruttivo e di concorso alla sua realizzazione da parte di Renna, nonché gravi indizi in ordine al falso ideologico, anche per le attestazioni su requisiti non posseduti dal candidato. Sul punto cautelare la Corte ha invece accolto il ricorso: ha rilevato carenze e contraddizioni nella motivazione del Tribunale in ordine al pericolo di reiterazione e all'omessa valutazione dell'inquinamento probatorio, e ha ritenuto che le dimissioni e l'allontanamento dalle funzioni necessitano di valutazione concreta; di conseguenza l'ordinanza impugnata è annullata con rinvio per nuovo giudizio sulle esigenze cautelari, tenendo conto anche della diversa qualificazione del fatto nella meno grave fattispecie della corruzione per l'esercizio della funzione.
Norme richiamate
art. 318 cod. pen.
Originaria qualificazione prospettata nella fase investigativa; norma riferibile alla corruzione per l'esercizio della funzione. La Corte richiama la distinzione tra questa fattispecie e la corruzione propria, sottolineando che la mera accettazione di utilita' per atti discrezionali non equivale automaticamente a corruzione propria.
art. 319 cod. pen.
Riqualificazione operata dal Tribunale del riesame come corruzione propria. La Corte ha censurato tale riqualificazione ritenendo che per integrare la corruzione propria occorra che l'atto sia effettivamente contrario ai doveri d'ufficio, con violazione concreta di regole su modi, contenuti o tempi del provvedimento.
falso ideologico (atto pubblico/concorsuale)
La Corte ha ritenuto configurabile il falso ideologico quando nel verbale si attestano requisiti di ammissione non posseduti dal candidato; anche in atti con contenuto valutativo, l'attestazione di fatti false costituisce comunque fattispecie penalmente rilevante.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020
Norma procedurale richiamata per il trattamento cartolare del procedimento.
art. 94 d.lgs. n. 150/2022 modificato dall'art. 5-duodecies legge n. 199/2022
Ulteriore richiamo formale alla disciplina del trattamento cartolare del procedimento.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez.6: Bolla, Siclari, Genco, altre pronunce)
Richiami dottrinali e giurisprudenziali usati per delimitare il confine tra corruzione propria e corruzione per l'esercizio della funzione: la giurisprudenza afferma che non sempre la presa di utilità trasforma l'atto discrezionale in atto contrario ai doveri d'ufficio; occorre valutare la concreta condizionabilità dell'azione pubblica e la violazione di regole specifiche.
Massime di principio
- La distinzione tra corruzione propria (art. 319) e corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) richiede una valutazione concreta: non basta l'accordo corruttivo o l'interesse a favorire un privato per qualificare automaticamente l'atto come contrario ai doveri d'ufficio; va provata la violazione effettiva di doveri di imparzialità o di norme che disciplinano modi, contenuti o tempi del provvedimento.
- Il concorso nel reato di corruzione e' configurabile anche quando solo uno dei correi riceve materialmente le utilita', se gli altri sono consapevoli dell'accordo corruttivo e contribuiscono materialmente alla realizzazione dell'atto pattuito.
- Nel contesto di procedure concorsuali, la natura valutativa di una valutazione tecnica non esclude automaticamente il falso ideologico: e' falso l'atto che attesta il possesso di requisiti documentali o dichiarati non veri, e tale falsità e' autonoma rispetto alle valutazioni soggettive sulla performance.
- Le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, inquinamento probatorio) devono essere motivate con elementi concreti e attuali; dimissioni o perdita della funzione pubblica sopravvenute possono incidere significativamente sulla prognosi di pericolosità e devono essere valutate, evitando argomentazioni speculative sulla temporaneità dell'allontanamento.
- In sede di giudizio cautelare il giudice deve considerare la possibilità di misure meno afflittive adeguate alla minore gravità della fattispecie, specie se la qualificazione del fatto viene attenuata in corso di procedimento.
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