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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15389/2024 del 12/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Rescigno impugnava la conferma della condanna per resistenza a pubblico ufficiale (artt. 110, 337 c.p.), sostenendo che la sua condotta fosse mera fuga/resistenza passiva riconducibile al solo illecito amministrativo ex art. 192 Codice della Strada; deduceva inoltre vizi procedurali per la revoca, operata dalla Corte territoriale tramite procedura di correzione dell'errore materiale ex art. 130 c.p.p., della sospensione condizionale della pena concessa in primo grado e lamentava la mancata sostituzione della pena detentiva con una pecuniaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto i primi tre motivi ritenendoli infondati: è stata confermata la valutazione di merito secondo cui la fuga spericolata e la condotta posta in essere da Rescigno integravano una resistenza violenta e non il mero illecito amministrativo ex art. 192 Codice della Strada; analogamente, la richiesta di sostituzione della pena non ha trovato accoglimento. Tuttavia il ricorso è stato accolto limitatamente al quarto motivo: la revoca della sospensione condizionale della pena operata dalla Corte di appello tramite procedura ex art. 130 c.p.p. è stata annullata perché la correzione dell'errore materiale non può essere utilizzata per modificare in pejus il dispositivo di una sentenza ormai definitiva; la revoca del beneficio, essendo questione non meramente materiale, poteva essere esperita solo mediante gli ordinari mezzi di impugnazione (es. intervento del pubblico ministero). Di conseguenza è annullata la parte della decisione che ha revocato la sospensione condizionale.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma relativa al concorso di persone nel reato; la Corte ha ritenuto applicabile il concorso rispetto alla condotta complessiva di fuga e resistenza.

  • art. 337 cod. pen.

    Norma sul reato di resistenza a pubblico ufficiale; la Corte ha interpretato che la fuga spericolata e la successiva opposizione integrano gli elementi della fattispecie, in particolare la condotta violenta o idonea a impedire l'azione dei pubblici ufficiali.

  • art. 192 Codice della Strada

    Norma che sanziona la mera inosservanza dell'intimazione di fermarsi; la Corte ha distinto tale illecito dalla fattispecie penale, ritenendo che nel caso concreto la condotta fosse ben più grave e pericolosa e quindi esclusiva dell'illecito amministrativo.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Strumento di correzione degli errori materiali; la Corte ha precisato che non può essere usato per alterare il contenuto dispositivo di una sentenza in pejus, perché non può sostituire gli ordinari mezzi di impugnazione quando la modifica riguarda un errore concettuale o di diritto.

  • art. 164, quarto comma, cod. pen.

    Prevede cause ostative al riconoscimento della sospensione condizionale della pena; la Corte ha ricordato che la revoca d'ufficio in appello è ammessa solo se le cause ostative erano documentalmente note al giudice della cognizione.

  • art. 163 cod. pen.

    Regola la sospensione condizionale della pena; la Corte ha riaffermato la natura non punitiva del beneficio e la sua rilevanza rispetto all'intangibilità del dispositivo di una sentenza irrevocabile.

  • art. 53, L. 24 novembre 1981, n. 689

    Richiamata nella discussione sulla possibilità di sostituire la pena detentiva con una pecuniaria; la Corte ha osservato che tale valutazione è assorbita dalla decisione favorevole al ricorrente sulla sospensione condizionale.

  • art. 58, L. 24 novembre 1981, n. 689

    Norma citata in relazione ai criteri per la sostituzione della pena; la Corte ha dichiarato che la valutazione per la sostituzione si effettua solo in ipotesi di mancata concessione del beneficio ex art. 163 c.p.

Massime di principio

  • La mera omissione di fermarsi all'intimazione non sempre integra resistenza a pubblico ufficiale: è necessario valutare il complesso della condotta (velocità, pericolo per terzi, modalità della fuga) per distinguere tra illecito amministrativo ex art. 192 C.d.S. e il reato previsto dall'art. 337 c.p.
  • L'uso della procedura di correzione dell'errore materiale ex art. 130 c.p.p. è limitato agli errori meramente materiali; non può essere impiegata per modificare in pejus il dispositivo di una sentenza che nella sostanza ha già concesso un beneficio al ricorrente, poiché tali modifiche richiedono gli ordinari mezzi di impugnazione o l'intervento del pubblico ministero.
  • La revoca d'ufficio della sospensione condizionale da parte della Corte d'appello è ammessa solo se le cause ostative erano documentalmente note al giudice che aveva concesso il beneficio; in assenza di tale conoscenza la modifica del dispositivo esige la procedura di impugnazione ordinaria.
  • Quando il dispositivo di una sentenza appare in contrasto con la motivazione, la rilevanza pratica dipende dall'oggetto del contrasto: se il dispositivo concede un beneficio non previsto dalla motivazione, l'imputato trae vantaggio e non sarà corretto in pejus tramite mera correzione materiale; viceversa, se manca un beneficio riconosciuto in motivazione, l'interessato ha interesse ad impugnare.
  • La valutazione sulla sostituzione della pena detentiva con una pecuniaria va fatta in considerazione dell'effettiva concessione o meno del beneficio della sospensione; la mancata concessione del beneficio è condizione preliminare per esaminare la possibilità di sostituzione.

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