Cassazione Penale, Sentenza n. 626/2025 del 08/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricco ha impugnato la sentenza d'appello del 11/11/2021 con sei motivi: 1) violazione dell'art. 627 c.p.p. (contestazione del corretto calcolo e imputazione delle pene); 2) violazione dell'art. 530 c.p.p. in riferimento all'art. 56 c.p. (contestazione della configurazione del tentato omicidio e della qualificazione della desistenza per i capi 1, 3 e 6); 3) violazione dell'art. 192 c.p.p. e motivazione illogica sull'uso della prova indiziaria e inferenziale; 4) violazione dell'art. 125 c.p.p. e vizio di motivazione relativo alla scelta del "motivo a desistere" e all'elemento psicologico della desistenza volontaria; 5) omessa o insufficiente motivazione sulla determinazione della pena base (artt. 56, 575 e 133 c.p.) e presunta duplicazione/errato calcolo della pena complessiva; 6) ulteriore contestazione dell'art. 627 c.p.p. relativa all'errata imputazione di aumenti per i capi 4) e 8) non coinvolti dal rinvio.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha confermato la valutazione di merito della Corte territoriale sulla responsabilità di Ricco per i tre episodi di tentato omicidio e per i reati connessi (detenzione/porto armi e ricettazione), ritenendo congrua e logica la motivazione e l'uso delle intercettazioni e del quadro fattuale contestuale (conflitto tra famiglie mafiose). Ha rilevato un errore materiale nella descrizione di uno degli aumenti (richiamo al capo 6 invece che al capo 7) ma l'ha considerato privo di incidenza sul giudizio di legittimità complessivo. Ha inoltre ritenuto lecita la determinazione della pena complessiva, con osservazioni sul calcolo e sul fatto che la rideterminazione in sede rescindente risultò complessivamente più favorevole all'imputato; ha respinto le censure sulla desistenza volontaria richiamando il principio che la desistenza richiede una scelta di libertà interiore non condizionata da fattori esterni come la presenza di telecamere.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di cassazione; impugnazione articolata richiamando le lettere b), c), e) per censurare motivazione, applicazione normativa e valutazione probatoria
art. 627 cod. proc. pen.
Contestato in relazione al calcolo e alla determinazione complessiva delle pene e alla corretta imputazione degli aumenti; la Corte ha considerato le doglianze sull'irrogazione della pena infondate, salvo richiamare un errore materiale formale
art. 530 cod. proc. pen.
Invocato in riferimento all'art. 56 c.p. per censurare la qualificazione della desistenza e l'esclusione del tentato omicidio; la Corte ha ritenuto che la motivazione aveva adeguatamente valutato gli elementi per escludere la desistenza volontaria
art. 56 cod. pen.
Norma sul tentativo e sulla desistenza volontaria; la Corte ha applicato il principio che la desistenza richiede una scelta autonoma e non determinata da fattori esterni (es. timore di videosorveglianza)
art. 192 cod. proc. pen.
Riguarda i criteri di valutazione della prova e l'uso delle inferenze; la Corte ha ritenuto legittimo il ricorso a considerazioni indiziarie e alle intercettazioni nel quadro probatorio complessivo
art. 125 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione agli oneri motivazionali connessi alla scelta del "motivo a desistere" e all'elemento psicologico richiesto per la desistenza volontaria; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse sufficiente
art. 575 cod. pen.
Norma sull'omicidio richiamata in relazione alla gravità del reato e alla determinazione della pena base per i tentati omicidi
art. 133 cod. pen.
Criteri per la determinazione della pena; la Corte ha considerato che il richiamo generale alla congruità della pena e l'inserimento nella fascia medio-bassa edittale fosse sufficiente a motivare la pena base
art. 99 cod. pen.
Richiamato in relazione alla recidiva utilizzata per aumentare la pena base; la Corte ha osservato che l'aumento per recidiva era stato computato nella pena base
Massime di principio
- La desistenza volontaria richiede una decisione libera e interiore di interrompere l'azione; fattori esterni (es. rischio di identificazione per videocamere) spesso escludono la volontarietà e non integrano la desistenza.
- Le intercettazioni e il quadro fattuale complessivo (contesto di ritorsione, spostamenti, ruoli nel commando) possono legittimamente essere utilizzati come elementi indiziari per ricostruire il dolo e la partecipazione agli eventi criminosi.
- Errori materiali o formali nella motivazione (es. riferimento sbagliato a un capo) non comportano automaticamente annullamento quando la valutazione di merito risulti congrua e il vizio non incida sull'equilibrio probatorio o sulla determinazione della pena.
- In caso di annullamento con rinvio, la rinnovata qualificazione dei reati in continuazione può legittimamente comportare una nuova determinazione della pena anche per i reati satellite, purché sia rispettato il divieto di reformatio in pejus nei limiti applicabili.
- Nella determinazione della pena base il richiamo alla congruità e all'essere in una fascia medio-bassa dell'intervallo edittale può essere sufficiente; non è sempre necessaria una motivazione analitica articolo per articolo se le ragioni generali sono espresse.
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