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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22109/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che confermava il decreto di espulsione dallo Stato come sanzione alternativa alla detenzione, denunciando violazione degli artt. 16 e 19 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, degli artt. 3 e 8 CEDU e vizio di motivazione perché il Tribunale non aveva adeguatamente valutato i legami familiari esistenti in Italia (unici familiari del ricorrente), l'assenza di significativo pericolosità sociale idonea a giustificare l'allontanamento, la prossimità della fine pena e le richieste di misure alternative e di un domicilio/idonea rete di supporto e lavoro offerte dai familiari.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente agli aspetti connessi all'art. 8 CEDU, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il giudizio al Tribunale di sorveglianza di Ancona. La Corte ha censurato la mancata istruttoria e il difetto di valutazione comparativa fra esigenze di prevenzione e tutela della vita privata e familiare del ricorrente, richiamando l'obbligo del giudice di sorveglianza di acquisire informazioni e bilanciare le esigenze di sicurezza con i vincoli familiari e di integrazione, secondo i criteri della giurisprudenza della Corte EDU. Inoltre la Corte ha precisato che l'abrogazione, da parte del d.l. 10 marzo 2023, n. 20, di alcune formule normative non esime il giudice dall'osservanza degli obblighi derivanti dall'art. 8 CEDU e dai principi sovranazionali; l'art. 19 d.lgs. 286/1998 va interpretato in modo non tassativo e integrato alla luce dei principi costituzionali e convenzionali.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico sull'immigrazione)

    art. 16, comma 5; art. 16, comma 6; art. 19, comma 1; art. 19, comma 1.1; art. 19, comma 2, lett. c)

    L'espulsione come sanzione alternativa di cui all'art. 16, comma 5, è una misura atipica amministrativa alternativa alla detenzione; l'art. 19 contiene ipotesi preclusive ma va interpretato in modo non tassativo e integrato alla luce dei principi costituzionali e sovranazionali; il giudice deve valutare i vincoli familiari e l'integrazione nel bilanciamento richiesto dall'art. 8 CEDU.

  • d.l. 10 marzo 2023, n. 20, conv. legge 5 maggio 2023, n. 50

    art. 7, comma 1 (riscrittura/abrogazione di parti dell'art. 19 d.lgs. 286/1998)

    L'abrogazione di talune previsioni non elimina gli obblighi derivanti dalla Convenzione EDU: la riduzione delle categorie tipizzate incide sui criteri legislativi ma non dispensa il giudice dal bilanciamento ai sensi dell'art. 8 CEDU.

  • d.l. 21 ottobre 2020, n. 130, conv. legge 18 dicembre 2020, n. 173

    interpolazione del comma 1.1 e introduzione del comma 1.2 dell'art. 19 d.lgs. 286/1998 (poi modificati/abrogati)

    La modifica aveva introdotto criteri espliciti (durata della presenza, effettività dei vincoli familiari, inserimento sociale, legami con il Paese d'origine) utili al bilanciamento; la Corte riconosce che, anche se tali criteri sono stati poi soppressi, la giurisprudenza sovranazionale resta guida interpretativa.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)

    L'espulsione che interferisca con la vita privata e familiare dell'interessato può violare l'art. 8 CEDU se non risulti proporzionata dopo il bilanciamento tra il coefficiente di pericolosità e il livello di integrazione/famiglia dell'interessato; il giudice interno è tenuto a verificare tale confronto secondo i criteri della giurisprudenza di Strasburgo (natura e gravità del reato, durata del soggiorno, situazione familiare, difficoltà nel Paese di rimpatrio, ecc.).

  • Codice penale

    art. 133 (criteri di valutazione della personalità e delle circostanze)

    I criteri di cui all'art. 133 c.p. (tra cui la capacità a delinquere, la personalità, le circostanze) sono richiamati come parametri utili nel bilanciamento tra esigenze di sicurezza e tutela della vita privata/familiare ai fini della decisione sull'espulsione.

  • d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Norma richiamata per l'oscuramento dei dati identificativi nella pubblicazione del provvedimento; non incide sul merito del bilancio giuridico sulla espulsione.

Massime di principio

  • Il giudice che dispone o conferma un'espulsione quale sanzione alternativa alla detenzione deve sempre effettuare un bilanciamento concreto e motivato tra esigenze di prevenzione/sociale sicurezza e il diritto alla vita privata e familiare (art. 8 CEDU).
  • La soppressione di specifici criteri legislativi nazionali non esonera il giudice dall'applicare i principi e i criteri sviluppati dalla giurisprudenza sovranazionale (Corte EDU) nell'esame di proporzionalità.
  • L'art. 19 d.lgs. 286/1998 va interpretato in senso non tassativo: anche legami affettivi o forme di convivenza non tipizzate possono costituire motivo ostativo all'espulsione se l'allontanamento risulta sproporzionato.
  • La mancata acquisizione o valutazione di elementi relativi a domicilio, rete familiare, inserimento sociale ed eventuali risorse lavorative è vizio procedurale che può comportare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo giudizio.
  • In caso di contestazione, produrre documenti che attestino l'effettività dei rapporti familiari, la durata della presenza in Italia, il domicilio idoneo e l'offerta di supporto (lavoro, assistenza sanitaria) è essenziale per influire sul bilanciamento proporzionale.

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