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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14029/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduce l'omesso svolgimento dell'accertamento devoluto al giudice del rinvio, vizio di motivazione e violazione di legge nella qualificazione del fatto. Sostiene che la Corte di appello avrebbe erroneamente escluso che l'autovettura dell'imputato fosse stata urtata dal mezzo della persona offesa, omettendo di considerare elementi dirimenti quali il contenuto della denuncia-querela iniziale della parte offesa (in cui non si palesava dubbio sull'urto) e la successiva integrazione che ricostruiva i fatti escludendo l'incidente e riferendo della presenza di complici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Di conseguenza è confermata la ricostruzione della Corte di appello secondo cui l'imputato aveva simulato un incidente stradale per estorcere alla parte civile la somma di 700 euro; la sentenza impugnata è immune da censure in ordine alla valutazione probatoria e alla qualificazione del fatto come tentata estorsione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile, liquidate in complessivi euro 2.447,50 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • tentata estorsione

    La condotta è stata qualificata come tentata estorsione in quanto l'incidente era meramente simulato e l'imputato, con minacce e condotte dirette a costringere la vittima, pretendeva il versamento immediato di denaro per un danno inesistente

  • esercizio arbitrario delle proprie ragioni

    La Corte ha escluso questa qualificazione in presenza dell'accertata insussistenza del fatto che avrebbe dovuto giustificare il risarcimento; dunque non si trattava di una pretesa legittima esercitata autonomamente ma di una condotta illecita finalizzata a estorcere denaro

Massime di principio

  • La simulazione di un sinistro finalizzata a estorcere denaro integra, quando provata, il reato di tentata estorsione: determinante è l'accertamento dell'inesistenza del danno o dell'incompatibilità dei segni con la dinamica denunciata e l'esistenza di condotte intimidatorie o ostative alla richiesta di intervento delle forze dell'ordine
  • La presenza di terzi che sollecitano la compilazione di moduli o interferiscono nella trattativa, nonché l'atteggiamento volto a impedire la chiamata delle forze dell'ordine, sono elementi indiziari rilevanti per la configurazione dell'evento estorsivo
  • La valutazione della prova rimane principalmente di competenza del giudice di merito: la Corte di legittimità non riesamina i fatti se la motivazione è logica e non manifestamente contraddittoria o illogica
  • In casi simili conviene raccogliere immediatamente prove (foto dei veicoli, testimonianze, controlli sui segni di impatto) e richiedere l'intervento della polizia per evitare che una ricostruzione successiva possa essere manipolata a danno della parte offesa
  • Se sussistono dubbi sull'effettivo verificarsi dell'incidente, la qualificazione penalistica può passare da un legittimo esercizio di diritti a un reato (tentata estorsione) quando emerge la volontà di costringere con minacce o violenza a un pagamento per un danno inesistente

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