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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20747/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ghirardelli era stato condannato in primo grado e in appello per due reati relativi alla stessa pistola con matricola abrasa: A) detenzione di arma comune da sparo e B) detenzione di arma clandestina. Il ricorso in Cassazione denunciava la violazione degli artt. 15 e 81 c.p. (specialità e concorso di reati), sostenendo che la fattispecie di detenzione di arma clandestina è speciale rispetto a quella di detenzione illegale di arma comune da sparo, sicché il reato A doveva essere assorbito nel reato B; è stata inoltre invocata la possibilità di sollevare in sede di legittimità la questione di qualificazione giuridica del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha affermato l'operatività del principio di specialità tra le due fattispecie e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo A (detenzione illegale di arma comune da sparo), escludendolo. Ha eliminato la frazione di pena relativa al capo A pari a due mesi e venti giorni di reclusione e 467 euro di multa e ha rideterminato la pena per il residuo reato (detenzione di arma clandestina) in un anno, cinque mesi e dieci giorni di reclusione e 1.533 euro di multa.

Norme richiamate

  • art. 15 cod. pen.

    Riconosciuta la specialità della fattispecie di detenzione di arma clandestina rispetto a quella di detenzione illegale di arma comune da sparo: il reato speciale assorbe quello comune quando riguarda la medesima condotta.

  • art. 81 primo comma cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione al concorso di reati; la Corte ha valutato comunque prevalente il principio di specialità ex art. 15, con conseguente esclusione di cumulo sanzionatorio per il reato assorbito.

  • art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen.

    Norma invocata come motivo di ricorso per cassazione per violazione di legge, qui ritenuta idonea a censurare la qualificazione giuridica applicata in sede di merito.

  • art. 609 cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che la questione di qualificazione giuridica del fatto può essere decisa in sede di legittimità ex art. 609, purché non siano necessari accertamenti di fatto.

  • art. 620 lett. l) cod. proc. pen.

    Applicata per non disporre il rinvio al giudice di merito: la Corte ha eliminato direttamente la frazione di pena non dovuta e ha rideterminato la pena residua, ritenendo agevole l'operazione in sede di legittimità.

Massime di principio

  • Quando due imputazioni riguardano la medesima condotta e una fattispecie è speciale rispetto all'altra (art. 15 c.p.), deve prevalere la fattispecie speciale e la fattispecie comune va assorbita.
  • La qualificazione giuridica del fatto può essere dedotta per la prima volta in Cassazione se la decisione non richiede accertamenti di fatto (art. 609 c.p.p.), perciò questioni di specialità possono essere sollevate anche in ricorso per cassazione.
  • Se la Corte di legittimità accerta agevolmente che una frazione di pena è stata applicata indebitamente, può annullare senza rinvio e rideterminare la pena residua ai sensi dell'art. 620 c.p.p., evitando nuovo esame da parte del giudice a quo.
  • In casi simili conviene verificare la coincidenza materiale delle condotte contestate (stessa arma, stessi fatti): se esiste identità materiale e una norma speciale è configurabile, la sanzione per la fattispecie generale non deve essere cumulata.
  • Il difensore può invocare il principio di specialità anche in sede di Cassazione; tuttavia, è utile sollevare la questione anche nei gradi di merito per evitare sviluppi procedurali o esigenze probatorie che possano rendere la questione non decidibile in sede di legittimità.

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