Sentenza n. 13219/2026 - Roma, Sezione 5T
per l'ottemperanza della sentenza del Tar del Lazio – Roma n. -OMISSIS- del 18 dicembre 2023, resa all’esito del giudizio n.r.g. 10190/2016.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata attuazione della sentenza del TAR Lazio del 18 dicembre 2023, che aveva annullato il diniego di assegnazione in regolarizzazione dell'alloggio ERP
Esito
La controversia
La ricorrente, residente dalla nascita nell'alloggio di edilizia residenziale pubblica già assegnato al nonno, aveva chiesto a Roma Capitale l'assegnazione in regolarizzazione ai sensi della normativa regionale sull'edilizia residenziale pubblica. Il diniego era stato annullato con sentenza del TAR Lazio del 18 dicembre 2023, passata in giudicato, ritenendo insussistente il presupposto della disponibilità, da parte della ricorrente, di altro alloggio di proprietà del marito della madre, poiché mancavano sia un vincolo di parentela sia la convivenza. Nonostante un'ulteriore istanza di regolarizzazione e una richiesta di esecuzione della sentenza, ATER non si era pronunciata. La ricorrente ha quindi proposto ricorso per ottemperanza ai sensi dell'art. 114 c.p.a. Nel corso del giudizio Roma Capitale ha adottato una determinazione dirigenziale con cui ha accolto l'istanza di assegnazione in regolarizzazione e l'interessata ha riferito di avere sottoscritto il contratto di locazione, chiedendo la cessazione della materia del contendere.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., poiché l'amministrazione ha adottato un provvedimento integralmente satisfattivo dell'interesse azionato, seguito dalla sottoscrizione del contratto di locazione. Il giudice ha ritenuto che non residuasse alcuna utilità concreta per la ricorrente da una pronuncia di merito sull'ottemperanza. Le spese di lite sono state compensate in ragione dell'accordo delle parti.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale del ricorso per l'attuazione del giudicato amministrativo.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Consente di dichiarare cessata la materia del contendere quando la pretesa azionata è stata integralmente soddisfatta dall'amministrazione e non residua alcuna utilità dalla pronuncia.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
È richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679
Sono richiamati, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere nel giudizio amministrativo ricorre quando un'attività amministrativa successiva soddisfa integralmente, pienamente e irretrattabilmente l'interesse legittimo azionato, sicché non residua alcuna utilità concreta nella pronuncia di merito.
- Nel giudizio di ottemperanza, l'adozione da parte dell'amministrazione del provvedimento richiesto e il conseguente consolidamento della posizione sostanziale dell'interessato possono determinare la cessazione della materia del contendere, ove la soddisfazione sia effettiva e completa.
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