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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34601/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 23/11/2021 che aveva rigettato il riesame sul sequestro del compendio aziendale e delle quote sociali nonché sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca (ex art. 603-bis, comma 2 c.p.), in relazione a contestazioni penali per caporalato (art. 603-bis c.p.), frode in pubbliche forniture (art. 356 c.p.) e turbativa d'asta (art. 353 c.p.) e all'illecito amministrativo ex art. 25-quinquies. I motivi di doglianza contestavano: competenza territoriale (art. 16 c.p.p.), assenza del fumus per il reato di caporalato e dell'elemento soggettivo (consapevolezza dello stato di bisogno), carenza del fumus per frode e turbativa (sostenendo si trattasse di mero inadempimento o che l'incidenza sulle gare fosse inesistente), difetto del periculum in mora rispetto al sequestro dell'azienda e delle azioni dei soci lavoratori, insufficiente nesso di pertinenzialità e violazione del principio di proporzionalità della misura cautelare.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto fondata la competenza territoriale di Pavia perché, tra i fatti connessi, le condotte commesse nell'area pavese erano le più antiche (art. 16 c.p.p.). Ha confermato il fumus per il reato di caporalato sulla base delle dichiarazioni dei lavoratori e della situazione di grave difficoltà ("stato di bisogno" inteso come situazione di grave difficoltà capace di limitare la volontà della vittima). Ha altresì ritenuto configurabile il fumus della frode in pubbliche forniture per la sussistenza di "quid pluris" (false prospettazioni sulle sedi operative, omissioni sistematiche di sanificazione, mancato utilizzo di ambulanze dichiarate, violazioni contributive) e della turbativa d'asta (reato di pericolo, è sufficiente l'idoneità degli atti a influenzare la gara). Sul periculum in mora e sul sequestro dell'azienda il Collegio ha ritenuto che il c.d. remediation plan e il rinnovo formale degli organi non assicurassero una cesura reale con la precedente governance; i fatti di continuata inottemperanza alle prescrizioni hanno giustificato la misura. Il gravame sul sequestro delle azioni dei soci lavoratori è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse attuale e concreto (le azioni non conferivano poteri gestori concreti, esisteva un amministratore giudiziale e limitazioni tipiche delle cooperative). In definitiva il ricorso è stato rigettato e l'ordinanza di sequestro confermata.

Norme richiamate

  • art. 603-bis cod. pen. (caporalato)

    Il giudice ha interpretato lo "stato di bisogno" come situazione di grave difficoltà che limita la volontà della vittima; le dichiarazioni dei lavoratori sono state ritenute idonee a fondare il fumus del reato ai fini cautelari.

  • art. 356 cod. pen. (frode in pubbliche forniture)

    Per configurare la frode è richiesto un "quid pluris" rispetto al mero inadempimento (malafede/espediente idoneo a far apparire l'esecuzione conforme): il Tribunale ha ritenuto sussistente tale elemento sulla base di false prospettazioni e omissioni sistematiche.

  • art. 353 cod. pen. (turbata libertà degli incanti)

    Reato di pericolo: non è necessario il concreto conseguimento del risultato, è sufficiente l'idoneità degli atti a influenzare la gara; il Tribunale ha ritenuto ricorrenti elementi idonei in tal senso.

  • art. 25-quinquies (illecito amministrativo)

    Norma richiamata a carico della società; il provvedimento cautelare è stato emesso anche in relazione alla contestazione dell'illecito amministrativo collegato ai fatti penali.

  • art. 16 cod. proc. pen. (competenza territoriale)

    La competenza territoriale è stata individuata in Pavia in base al criterio del reato di pari gravità anteriormente commesso: la prima condotta più grave accertata sarebbe avvenuta nell'area pavese.

  • art. 325 cod. proc. pen. (ricorso in materia cautelare reale)

    Il ricorso per le misure cautelari reali in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge; i vizi di motivazione, salvo profili di illegittimità di diritto, non danno di per sé luogo all'accoglimento.

  • artt. 2525 e ss. cod. civ. (regole sulle cooperative)

    Richiamate per spiegare le limitazioni sul potere di intervento dei soci e per argomentare l'irrilevanza gestionale delle quote sequestrate ai soci lavoratori.

  • art. 603-bis, comma 2 cod. pen. (confisca obbligatoria)

    La confisca obbligatoria delle cose impiegate o come prezzo/profitto del reato si applica salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato; ciò ha inciso sulla valutazione dell'interesse della ricorrente rispetto alle azioni sequestrate.

Massime di principio

  • La competenza territoriale per reati connessi si determina con riferimento alla condotta più grave e anteriore (art.16 c.p.p.); occorre verificare la cronologia delle condotte rilevanti.
  • In sede di riesame cautelare reale il giudice compie una valutazione sommaria del fumus: non è richiesta la prova piena, ma elementi indiziari concreti e logici che rendano verosimile la configurazione del reato.
  • Lo "stato di bisogno" ai fini del reato di caporalato non richiede l'annullamento totale della libertà di scelta della vittima; è sufficiente una situazione di grave difficoltà che la induca ad accettare condizioni particolarmente svantaggiose.
  • Per la frode in pubbliche forniture è necessario un "quid pluris" rispetto al semplice inadempimento (malafede, espediente ingannevole o falsa prospettazione); omissioni e dichiarazioni mendaci rilevanti in fase di gara possono integrare tale elemento.
  • La turbativa d'asta è un reato di pericolo: è sufficiente l'idoneità della condotta a influenzare la gara, non il conseguimento effettivo del risultato.
  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede la dimostrazione del periculum in mora, del nesso di pertinenzialità tra bene e reato e della proporzionalità della misura; la mera adozione di un "remediation plan" non esclude automaticamente il pericolo di reiterazione se sussistono elementi di continuità gestionale.
  • Il sequestro delle azioni detenute da soci lavoratori può non essere sindacabile dall'amministratore della società per carenza di interesse, specie se tali quote non conferiscono poteri gestori concreti e quando sia presente un amministratore giudiziale; la confisca obbligatoria non opera su beni di persone estranee al reato.
  • In Cassazione il ricorso avverso misure cautelari reali è ammesso prevalentemente per questioni di diritto (violazione di legge); i vizi di motivazione sono in larga parte inammissibili salvo profili di illegittimità giuridica.

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