Cassazione Penale, Sentenza n. 13406/2026 del 13/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catania (24/11/2025) che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per l'indagato ritenuto gravemente indiziato di vari reati (tra cui rapina aggravata e associazione): i difensori hanno dedotto 1) errata qualificazione del fatto come rapina (art. 628) invece che esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393), sostenendo che la violenza era finalizzata a far valere un presunto diritto; 2) insufficiente e illogica motivazione circa la gravità indiziaria sul capo relativo alla rapina aggravata; 3) erronea valutazione del pericolo di recidiva (non considerata adeguatamente l'incensuratezza e il risarcimento alla vittima); 4) carenza di motivazione sull'adeguatezza della custodia in carcere e mancata valutazione favorevole degli arresti domiciliari tenuto conto della collaborazione, della resipiscenza e del risarcimento offerto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi: 1) la qualificazione come rapina (art. 628) è corretta perché mancava una pretesa ragionevole e giudizialmente tutelabile nei confronti della vittima, per cui gli autori perseguivano il profitto senza rappresentarsi una legittima facoltà di agire; 2) la valutazione dei gravi indizi da parte del Tribunale è stata congrua e logica: elementi come la coincidenza temporale del prelievo di denaro e la presenza/ruolo degli odierni indagati hanno formato un quadro convergente sulla partecipazione alla rapina; 3) le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione sono stati adeguatamente motivati con riferimento alla personalità dell'indagato, all'uso di soggetti di elevato spessore criminale e alla professionalità dell'azione delittuosa; 4) la scelta della custodia cautelare in carcere è stata ritenuta proporzionata e necessaria, mentre il risarcimento e l'ammissione parziale non sono stati considerati indicativi di reale resipiscenza. Rigetto del ricorso, condanna del ricorrente alle spese processuali e ordine agli uffici penitenziari per gli adempimenti sull'esecuzione della misura.
Norme richiamate
art. 628 cod. pen.
La condotta è stata qualificata come rapina perché l'agente era mosso al conseguimento di un profitto senza la rappresentazione di una legittima facoltà di agire: rileva l'assenza di una pretesa ragionevole e giudizialmente tutelabile verso la vittima
art. 393 cod. pen.
Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede che l'agente, in buona fede e ragionevolmente, creda di avere un diritto azionabile: il Tribunale ha ritenuto che tale requisito mancasse nel caso concreto
art. 416-bis1 cod. pen.
Norma richiamata nella contestazione per gli elementi di aggravamento e per il contesto associativo; la Corte valorizza i legami degli indagati con soggetti di elevato spessore criminale ai fini della valutazione della personalità e del pericolo di reiterazione
art. 4 e art. 7 legge n. 895 del 1967
Richiamate nella imputazione aggravata (riferimenti normativi specifici all'aggravazione contestata); utilizzate nel quadro delle aggravanti contestate
art. 61, primo comma, n. 2, cod. pen.
Richiamato come riferimento per eventuali circostanze aggravanti personali rilevanti ai fini della valutazione della gravità della condotta e della personalità dell'indagato
Sez. U, giurisprudenza di Cassazione (richiami dottrina giurisprudenziale)
La Corte richiama principi giurisprudenziali sulla distinzione tra art. 393 e art. 628 (Sez. U, Filardo) e sui limiti del controllo di legittimità sulla valutazione dei gravi indizi in sede cautelare
art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.
Richiama il criterio dell'attualità del pericolo di reiterazione: la Corte conferma che occorre una valutazione prognostica della possibilità di recidiva basata su personalità, modalità del fatto e contesto, non l'esistenza di occasioni specifiche imminenti
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione richiamata per gli adempimenti da parte dell'istituto penitenziario in caso di decisione che non comporti la remissione in libertà dell'indagato
Massime di principio
- La distinzione tra art. 393 e art. 628 cod. pen. dipende dall'esistenza di una pretesa ragionevole e giudizialmente tutelabile: se l'agente agisce nella convinzione di far valere un proprio diritto (anche se errata), può ricorrere art. 393; se invece mira al profitto consapevole di non avere titolo, si configura la rapina (art. 628)
- In sede cautelare il livello richiesto è quello dei "gravi indizi di colpevolezza", ossia elementi che consentano una valutazione di probabilità della responsabilità: tale apprezzamento è più flessibile rispetto al giudizio di merito e la Cassazione verifica la logicità e la congruenza della motivazione del giudice del riesame, non reitera la valutazione di fatto
- Il pericolo di reiterazione va valutato prognosticamente con riferimento alla personalità dell'indagato, alle modalità esecutive del reato e al contesto socio-criminale; elementi come incensuratezza o risarcimento non sono automaticamente idonei a escluderlo se sussistono collegamenti con ambienti criminali o caratteristiche di pericolosità
- La scelta della misura cautelare deve essere motivata in rapporto alla gravità del fatto, alla personalità e ai legami del soggetto: gli arresti domiciliari possono risultare inadeguati se non interrompono i contatti e le possibilità di reiterazione, specie quando emergono indizi di professionalità criminosa o di utilizzo di terzi di spessore delinquenziale
- In impugnazioni in Cassazione avverso valutazioni cautelari il controllo è limitato a verificare la logica e la completezza della motivazione del giudice del riesame; critiche difensive che propongono alternative probatorie o diverse inferenze di fatto non sono sufficienti se la motivazione è congrua e priva di vizi logici
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