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Sentenza

Sentenza n. 11909/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento - previa tutela cautelare - del provvedimento del MAECI -Ambasciata d'Italia al Cairo di diniego del visto d'ingresso per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202514848

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato adottato dall'Ambasciata d'Italia al Cairo

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato, chiedendone l'annullamento previa tutela cautelare. Il Collegio, con precedente ordinanza, aveva rilevato d'ufficio, ai sensi dell'art. 73 c.p.a., seri dubbi sull'ammissibilità del ricorso: la procura alle liti rilasciata all'estero non risultava tempestivamente conferita nelle forme richieste, alla luce di quanto chiarito dalla sentenza dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 2 ottobre 2025; inoltre, il ricorso non era stato notificato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, amministrazione centrale cui è incardinata l'Ambasciata d'Italia al Cairo e ritenuta esclusivamente munita di legittimazione passiva rispetto al diniego impugnato. Il ricorrente ha chiesto la rimessione in termini per legalizzare la procura speciale e per notificare il ricorso al MAECI. Il Ministero costituito ha eccepito l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per ragioni processuali, ritenendo prive di un'attendibile base giuridica entrambe le richieste di rimessione in termini formulate dal ricorrente: sia quella relativa alla legalizzazione della procura speciale, rilasciata oltre i termini o comunque non tempestivamente nelle forme di rito, sia quella relativa alla notifica del ricorso al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, unico soggetto dotato di legittimazione passiva secondo la decisione. Il giudice non ha esaminato nel merito la legittimità del diniego del visto. Le spese di lite sono state compensate in ragione della natura processuale della pronuncia.

Norme richiamate

  • art. 73 c.p.a.

    Consente al giudice di prospettare alle parti una questione rilevata d'ufficio prima della decisione; nel caso concreto è stato utilizzato per sottoporre al contraddittorio i dubbi sull'ammissibilità del ricorso.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata ai fini dell'oscuramento dei dati personali.

Massime di principio

  • La procura alle liti conferita all'estero deve essere rilasciata e documentata tempestivamente nelle forme processuali richieste; l'inosservanza di tali forme può determinare l'inammissibilità del ricorso quando non sia validamente rimediabile.
  • Nel giudizio amministrativo relativo a un provvedimento adottato da un'ambasciata italiana, la legittimazione passiva spetta all'amministrazione centrale dello Stato cui l'ambasciata è incardinata, e il ricorso deve essere notificato a tale amministrazione.
  • La rimessione in termini non può essere concessa in assenza di un'attendibile base giuridica che giustifichi il superamento delle preclusioni relative alla regolarizzazione della procura o alla notificazione del ricorso al soggetto legittimato passivamente.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardività

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