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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34211/2024 del 10/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello lamentando: (1) omissione di motivazione rispetto all'eccezione difensiva sulla non configurabilità della recidiva per tutti i reati, con richiesta di spiegazioni circa la maggiore pericolosità sociale ritenuta dal giudice; (2) discrepanza tra la motivazione (che indicava la rideterminazione della pena a 1 anno, 1 mese e 10 giorni) e il dispositivo (che per refuso indicava 1 anno, 10 mesi e 10 giorni). Il ricorso mirava in particolare alla prevalenza della motivazione sul dispositivo e alla correzione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo sul secondo motivo: ha accertato un evidente refuso nel dispositivo (mesi trascritti come "10" invece di "1") e ha dato prevalenza alla motivazione. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena, fissandola in anni 1, mesi 1 e giorni 10 di reclusione. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile o manifestamente infondato; la Corte d'appello era stata ritenuta adeguata nel motivare la recidiva e nell'escluderla per il reato del 2.8.2015 dichiarando la prescrizione. Il resto del ricorso è dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 495 cod. pen.

    Norma richiamata per le contestazioni di false dichiarazioni sulle proprie generalità; la Corte ha valutato la recidiva in relazione ai reati contestati e ha escluso la recidiva riferita al fatto del 2.8.2015, dichiarando la prescrizione

  • art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990

    art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990

    Norma richiamata per il delitto di detenzione illecita di sostanze stupefacenti (capo 1); la condotta di ingestione di ovuli è stata valutata nel quadro della pericolosità dell'imputato

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Richiamato come possibile strumento procedurale per la rettifica di un errore materiale nel dispositivo quando la motivazione consente chiaramente di ricostruire la determinazione della pena

  • art. 620, comma 1, lett. i), cod. proc. pen.

    art. 620, comma 1, lett. i) c.p.p.

    Richiamato come base normativa per l'annullamento senza rinvio e la rideterminazione della pena da parte della Corte di Cassazione nei casi in cui la motivazione prevale sul dispositivo e l'errore materiale è evidente

Massime di principio

  • Se nel dispositivo c'è una discrepanza evidente rispetto alla motivazione e quest'ultima permette di ricostruire chiaramente la determinazione della pena, la motivazione prevale sul dispositivo e l'errore materiale può essere corretto (art. 619 c.p.p.) o la sentenza può essere annullata senza rinvio con rideterminazione della pena (art. 620 c.p.p.)
  • Le doglianze generiche sulla mancata risposta alle eccezioni difensive sono spesso dichiarate inammissibili; l'avversario deve indicare con precisione quale specifico punto della motivazione sarebbe mancante o insufficiente
  • Nel valutare la sussistenza della recidiva il giudice considera numero, specificità e temporalità dei precedenti, l'efficacia deterrente delle condanne precedenti e la connessione tra le nuove condotte e il percorso delinquenziale: la recidiva può essere esclusa se, al tempo del fatto precedente, non era intervenuta condanna irrevocabile
  • La prescrizione deve essere valutata autonomamente per ciascun fatto; l'esistenza di una prescrizione per un capo può obbligare il giudice a escludere quel reato dalla continuazione e a rideterminare la pena complessiva
  • Il divieto di reformatio in peius impedisce al giudice d'appello o alla Corte di cassazione di infliggere una pena peggiorativa rispetto a quella di grado inferiore; questo principio orienta anche la correzione di refusi che, se lasciati, avrebbero aumentato la sanzione

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