Sentenza del 05/07/2018 n. 17630 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguardava una cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato ex art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973, relativa all'anno d'imposta 2001 e al recupero di ritenute d'acconto da lavoro dipendente per euro 14.438,09. La società aveva contestato il recupero sostenendo di avere effettuato tardivamente i versamenti mediante compensazione con un credito d'imposta e che l'importo era già stato oggetto di una precedente cartella, determinando una duplicazione dell'imposizione. La CTR aveva annullato la pretesa ritenendo provata la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza deducendo la violazione e falsa applicazione del divieto di doppia imposizione previsto dall'art. 67, comma 6, del D.P.R. n. 600/1973, sostenendo che la duplicazione fosse solo apparente e derivasse da contestazioni diverse: la prima relativa alla spettanza del credito d'imposta e la seconda all'illegittimità della compensazione con crediti non risultanti da precedenti dichiarazioni.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Ha rilevato innanzitutto che la censura riguardava, nella sostanza, un'omessa pronuncia della CTR sulla questione principale dell'assenza di una reale doppia imposizione; tale vizio avrebbe dovuto essere dedotto come error in procedendo ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., in relazione all'art. 112 c.p.c., e non come violazione di legge ai sensi del n. 3. Inoltre, il ricorso non rispettava i principi di specificità e autosufficienza, perché non riportava il contenuto degli atti introduttivi e dell'atto d'appello necessari per verificare la questione dedotta e l'eventuale omissione del giudice. La sentenza di merito, favorevole alla società contribuente, è quindi rimasta ferma. Non è stata pronunciata condanna alle spese, poiché la società non si è costituita in cassazione.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600/1973, art. 36-bis
Controllo automatizzato delle dichiarazioni
La cartella traeva origine da un controllo automatizzato sul modello 770 relativo all'anno d'imposta 2001.
D.P.R. n. 600/1973, art. 67, comma 6
Divieto generale della doppia imposizione
La norma vieta che lo stesso presupposto d'imposta sia assoggettato più volte a imposizione. La Corte non ha deciso nel merito se vi fosse effettivamente doppia imposizione, perché ha dichiarato inammissibile il ricorso per errata qualificazione del vizio e per difetto di autosufficienza.
Codice di procedura civile, art. 112
Corrispondenza tra chiesto e pronunciato
L'omessa pronuncia su uno specifico motivo di appello costituisce violazione dell'art. 112 c.p.c. e deve essere denunciata come vizio processuale.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 3
Violazione o falsa applicazione di norme di diritto
È il motivo utilizzato dall'Agenzia, ma è stato ritenuto non pertinente perché la doglianza riguardava principalmente un'omessa pronuncia e non l'erronea applicazione della norma sostanziale.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 4
Nullità della sentenza o del procedimento
Era il motivo processuale appropriato per denunciare l'omessa pronuncia della CTR sulla questione dell'inesistenza della doppia imposizione.
Codice di procedura civile, art. 366
Principio di specificità e autosufficienza del ricorso per cassazione
Il ricorso per cassazione deve contenere tutti gli elementi necessari per valutare la censura, inclusa la riproduzione o precisa indicazione degli atti e dei documenti rilevanti, senza rinviare genericamente al fascicolo di merito.
Legge n. 448/1998, art. 4
Credito d'imposta utilizzato dalla società in compensazione
La società aveva sostenuto di avere compensato i versamenti tardivi con un credito d'imposta spettante ai sensi della disposizione, ma la Corte di cassazione non ha esaminato nel merito la spettanza del credito.
Massime di principio
- In cassazione è essenziale qualificare correttamente il vizio denunciato: se il giudice non esamina una domanda o un motivo di appello, la censura riguarda l'omessa pronuncia e deve essere formulata in relazione all'art. 112 c.p.c. e all'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., non come semplice violazione di legge sostanziale.
- La Corte di cassazione non riesamina liberamente il merito della controversia: il ricorso deve indicare in modo specifico gli atti, i documenti e i passaggi processuali da cui risulta il vizio denunciato.
- Il principio di autosufficienza impone di riportare nel ricorso i contenuti rilevanti degli atti e delle decisioni precedenti; riferimenti generici o mere sintesi possono comportare l'inammissibilità.
- Quando si contesta una doppia imposizione, occorre dimostrare che le due pretese fiscali riguardino lo stesso contribuente, lo stesso presupposto e la stessa imposta. Pretese fondate su contestazioni diverse potrebbero non costituire una duplicazione, ma tale distinzione deve essere esaminata dal giudice di merito.
- Una decisione favorevole ottenuta in primo e secondo grado può rimanere definitiva non perché la tesi sostanziale del contribuente sia stata necessariamente confermata nel merito, ma perché il ricorso dell'amministrazione è stato dichiarato inammissibile per errori processuali.
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