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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12201/2023 del 23/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere, contestando la persistenza delle esigenze cautelari. Denunciava vizio di motivazione perchè, a suo dire, non si sarebbe tenuto conto che per altri indagati le esigenze cautelari erano state attenuate e che per i reati diversi dall'associazione mafiosa erano decorse le massime durate di custodia, sì che la valutazione del pericolo cautelare avrebbe dovuto riguardare solo il reato associativo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la censura inammissibile perché, in sostanza, mirava a una rivalutazione della capacità probatoria e delle esigenze cautelari, materia non sindacabile in cassazione nella forma proposta. Il Tribunale per il riesame era stato ritenuto motivatamente coerente: la posizione del Tibia risultava diversa da quella dei coimputati, essendo egli stato condannato con doppia conforme per avere promosso, organizzato e diretto un'associazione di tipo mafioso armata e per altri gravi delitti aggravati dall'art. 7 d.l. n.152/1991; l'assoluzione per il reato di intestazione fittizia è stata ritenuta ininfluente rispetto alle condotte per cui era intervenuta la condanna. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Poiché la decisione non comporta la remissione in libertà, è stata disposta la trasmissione della copia al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020

    Il procedimento si è celebrato con contraddittorio scritto ai sensi di questa norma, che disciplina modalità semplificate del contraddittorio in determinati procedimenti; qui viene richiamata per giustificare la forma del contraddittorio adottata.

  • art. 7 d.l. n. 152/1991

    La condanna del ricorrente riguarda reati aggravati da questa disposizione (aggravanti connesse ad attività mafiosa): la presenza di aggravanti ha inciso sulla valutazione della gravità delle condotte e sulla persistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La dichiarata inammissibilità del ricorso ha fatto applicare questa norma che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di ricorso inammissibile o infondato.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Poiché la decisione non comporta la remissione in libertà, la norma impone l'invio di copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti conseguenti (es. comunicazioni previste dal comma 1-bis).

Massime di principio

  • In cassazione non è ammessa la mera rivalutazione della capacità probatoria posta a fondamento delle esigenze cautelari: i motivi che chiedono di rivedere il giudizio di fatto sulla prova sono spesso inammissibili.
  • La gravità della posizione personale (ad es. condanna definitiva o doppia conforme per reati di mafia) giustifica il mantenimento della misura cautelare anche se per altri imputati la misura è stata attenuata; non è automatica l'equiparazione tra posizioni differenti.
  • L'assoluzione o la caduta di un capo di imputazione non è necessariamente dirimente se permangono condanne o gravi elementi di prova per altri reati che mantengono la presunzione di pericolosità.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta, di regola, la condanna alle spese processuali e può comportare l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende secondo le norme applicabili.
  • Se la decisione di legittimità non determina la remissione in libertà, il giudice deve disporre la trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti di legge.

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