Cassazione Penale, Sentenza n. 14946/2023 del 07/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del 15/06/2022 del Tribunale del riesame di Venezia che, in parziale accoglimento dell'appello del pubblico ministero, aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni ritenuti provento di reato: per Riolfo euro 2.087.060,54 e per Ardizzoni euro 1.594.477,00 più euro 139.205,70 provento di bancarotta. Le censure hanno riguardato (i) profili processuali: mancata notifica al codifensore, violazione del principio di autonomia dei mezzi di impugnazione per l'unicità dell'atto d'appello che ha riguardato misure personali e reali; (ii) profili sostanziali: mancata richiesta di sequestro diretto delle società coinvolte prima di procedere al sequestro per equivalente, e inidonea motivazione sul fumus per i reati di autoriciclaggio (presunta continuità tra fatti di bancarotta e operazioni di autoriciclaggio).
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi dichiarandoli manifestamente infondati. Ha ritenuto legittima l'omessa notifica dell'avviso di deposito al codifensore nominato successivamente, ai sensi dei principi applicabili al giudizio di riesame; ha ritenuto ammissibile un unico atto di impugnazione quando l'atto decisorio è unitario e l'impugnazione è sufficientemente analitica; ha confermato la legittimità del sequestro preventivo per equivalente contro i soggetti indicati in quanto le società beneficiarie risultavano svuotate, fallite o meramente fittizie (quindi inutile l'escussione preventiva del patrimonio sociale) e ha condiviso la ricostruzione del giudice del riesame secondo cui le operazioni di autoriciclaggio erano riconoscibili come autonome e poste in essere, in parte, da soggetti diversi dalle società fallite. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. con mod.)
Norma richiamata per la requisitoria scritta e la facoltà di svolgere deduzioni scritte in Cassazione in lieu di discussione orale; qui utilizzata per la procedura in sede di redazione della requisitoria del P.G.
art. 310 cod. proc. pen.
Richiamato nelle censure sull'appello del pubblico ministero: serve per disciplinare l'appello del PM contro le decisioni del GIP; la Corte ha ritenuto compatibile la presentazione di un unico atto quando la decisione impugnata è unitaria.
art. 309, comma 8 e art. 127 cod. proc. pen.
Il rilievo che nel giudizio di riesame, per effetto del rinvio, l'avviso di deposito segue le forme del procedimento in camera di consiglio; da ciò la Corte trae la conseguenza che l'avviso deve essere notificato al solo difensore destinatario dell'avviso di udienza e non anche ai difensori nominati successivamente.
art. 322-bis e art. 568 cod. proc. pen.
Richiamati nelle doglianze procedurali: oscurità e presunta violazione del principio di autonomia dei mezzi di impugnazione. La Corte non ha riscontrato violazione formale alla luce dell'unitarietà dell'atto decisorio e dell'analiticità richiesta all'atto impugnatorio.
art. 240, 240-bis, 322-ter e 648-ter cod. pen.
Norme penali riferite ai reati contestati (es. autoriciclaggio, fattispecie tributarie). Usate per valutare il fumus commissi delicti e le condizioni per il sequestro; la Corte ha ritenuto che il giudice del riesame abbia adeguatamente motivato l'esistenza del fumus e la distinzione tra reati di bancarotta e operazioni di autoriciclaggio.
art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000
Richiamato in relazione ai reati tributari: i ricorrenti contestavano l'inammissibilità della domanda cautelare senza sequestro diretto; la Corte ha ritenuto irrilevante la presunta capienza delle società alla luce del loro spossessamento e fallimento.
Sez. 3, n. 3591 del 20/09/2018 (Bennati)
Precedente citato per affermare che il sequestro per equivalente è legittimo quando dal quadro risultino elementi sintomatici dell'inesistenza di beni nel patrimonio sociale, rendendo inutile la escussione del patrimonio sociale.
Massime di principio
- L'avviso di deposito dell'ordinanza nel giudizio di riesame deve essere notificato al difensore destinatario dell'avviso di udienza; i difensori nominati successivamente devono attivarsi per acquisire informazioni dall'assistito o dal primo difensore.
- Un unico atto di impugnazione può essere valido anche se investe profili relativi a misure personali e reali, purché la decisione impugnata sia unitaria e l'atto di impugnazione sia sufficientemente analitico rispetto ai motivi dedotti.
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto nei confronti del legale rappresentante o dell'amministratore quando risulti, alla luce degli atti, impossibile il sequestro diretto sul patrimonio dell'ente che ha tratto vantaggio; la dichiarazione di fallimento e lo spossessamento delle società sono elementi che giustificano l'inutile escussione del patrimonio sociale.
- La mera capacità teorica di una società di soddisfare crediti ("capienza") non esclude che, se il patrimonio è stato spossessato o la società è fallita, sia legittimo procedere al sequestro per equivalente nei confronti delle persone fisiche responsabili.
- Per l'accertamento del fumus commissi delicti in ipotesi complesse (es. autoriciclaggio vs bancarotta) è necessario che il giudice motivi la distinzione o la continuità fra le operazioni; se le operazioni sono state poste in essere da entità diverse dalla fallita, ciò può sostenere autonome accuse di autoriciclaggio.
- Le censure processuali in Cassazione devono dimostrare un vizio rilevante e non meramente formale; molte nullità o vizi di notifica non incidono sulla legittimità dell'ordinanza se conformi ai principi già affermati dalla giurisprudenza della Corte.
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