Sentenza del 23/01/2019 n. 1763 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società aveva impugnato una cartella di pagamento emessa in esecuzione di sentenze della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo non ancora definitive, relative a Irpeg e Ilor per gli anni 1994, 1995 e 1996. Contestava il calcolo della minusvalenza, sostenendo che avrebbe dovuto essere dedotta per 750.000.000 di lire anziché per 174.000.000. La CTR aveva accolto la tesi della società ritenendo che il calcolo dell’Ufficio potesse determinare una doppia imposizione. L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione per extrapetizione, violazione delle regole sulle presunzioni e carenza di motivazione, nonché per violazione dell’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992, sostenendo che il giudice dell’opposizione alla cartella non potesse riesaminare il merito della pretesa tributaria.
La decisione
La Corte ha accolto tutti i motivi dell’Agenzia delle Entrate, ha cassato la sentenza della CTR dell’Abruzzo e ha rinviato la causa alla medesima Commissione, in diversa composizione, per un nuovo esame e per la decisione sulle spese. È stato stabilito che, nell’impugnazione di una cartella emessa ai sensi dell’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992, il giudice deve attenersi esclusivamente al contenuto della sentenza posta a fondamento del ruolo, senza reinterpretare il merito della pretesa o introdurre questioni non dedotte dalla parte.
Norme richiamate
Art. 112 c.p.c.
Il giudice deve pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa.
La CTR ha ecceduto i limiti della domanda introducendo il tema della possibile doppia imposizione, che non risultava dedotto dalla contribuente nel ricorso introduttivo.
Art. 2727 c.c.
Le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato.
La Corte ha ritenuto censurabile il ragionamento della CTR, fondato sulla presunzione che le plusvalenze fossero già state tassate in esercizi diversi, senza adeguata giustificazione.
Art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992
Per il residuo ammontare determinato nella sentenza della commissione tributaria regionale.
La cartella emessa in pendenza del giudizio deve riflettere il contenuto della decisione tributaria posta a base dell’iscrizione a ruolo. Il giudice chiamato a esaminare la cartella non può ridiscutere o modificare il merito della pretesa fiscale.
Massime di principio
- Quando una cartella di pagamento è emessa in esecuzione di una sentenza tributaria ai sensi dell’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992, il giudizio sulla cartella deve concentrarsi sulla conformità dell’atto al titolo giudiziale, non sulla correttezza sostanziale della pretesa fiscale.
- Il giudice non può reinterpretare autonomamente la motivazione della sentenza posta a fondamento del ruolo per correggere o rideterminare l’imposta dovuta.
- Non possono essere introdotte d’ufficio questioni nuove, come una presunta doppia imposizione, se non sono state dedotte dalla parte e non risultano dal contenuto del titolo esecutivo.
- Eventuali contestazioni sul merito dell’accertamento devono essere fatte valere nel giudizio relativo all’avviso di accertamento, mentre l’impugnazione della cartella esecutiva riguarda principalmente vizi propri e la corretta esecuzione della sentenza.
- In caso di contrasto tra il calcolo dell’Ufficio e il contenuto della sentenza tributaria, il giudice deve verificare il titolo in modo fedele e non può sostituirsi al giudice che ha deciso il merito.
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