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Ordinanza

Ordinanza n. 151/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600347

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di revoca del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca del permesso di soggiorno, chiedendone la sospensione cautelare. La revoca è stata adottata in ragione di una sentenza di condanna irrevocabile, attualmente in esecuzione, per il reato previsto dall’art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990. Il ricorrente contestava, in sostanza, l’incidenza della condanna sul mantenimento del titolo, anche con riferimento alla propria pericolosità sociale, alla personalità dello straniero, alla modesta entità dell’episodio criminoso e ai legami familiari con i figli minori e con altri congiunti.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per carenza di apprezzabili profili di fondatezza. Ha ritenuto che il reato per il quale il ricorrente è stato condannato abbia natura automaticamente ostativa al mantenimento del permesso di soggiorno ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. 286/1998. In presenza di un reato ostativo, l’amministrazione non è tenuta a svolgere una valutazione concreta della pericolosità sociale, della personalità dello straniero o della modesta entità del fatto. Il Tribunale ha inoltre rilevato che la Questura aveva comunque indicato ulteriori condotte antisociali, evidenziando una sostanziale inosservanza delle regole della convivenza civile e dell’ordinamento. L’automatismo può essere temperato dalla presenza di legami familiari qualificati ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998, imponendo in tal caso un bilanciamento con le esigenze di sicurezza pubblica; tuttavia, nel caso concreto, la Questura aveva correttamente considerato recessivi i rapporti con i figli minori, valorizzando il provvedimento giudiziario di allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento alla moglie e ai figli e la cessazione della condotta violenta, ritenuta gravemente pregiudizievole per la loro integrità fisica e morale e per la loro libertà. Gli ulteriori rapporti familiari dedotti, con sorelle, genitori non a carico e figli maggiorenni di precedente matrimonio, non sono stati ritenuti qualificabili come legami rilevanti ai sensi dell’art. 29 TUI. Il TAR ha comunque precisato che l’amministrazione potrà valutare, ove presentata un’istanza e ricorrano i presupposti di legge, il rilascio di altro titolo di soggiorno per garantire l’unità familiare e la tutela dei figli. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico del ricorrente nella misura di € 1.000,00 oltre oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare, sulla quale il TAR ha deciso respingendo la richiesta di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    È richiamato, in combinato disposto con l’art. 5, comma 5, quale fondamento dell’effetto ostativo della condanna per il reato indicato sul mantenimento del titolo di soggiorno.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    È richiamato quale base normativa della revoca del permesso di soggiorno in presenza di una condanna per reato automaticamente ostativo.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990

    La condanna per il reato previsto da tale disposizione è stata ritenuta fattispecie automaticamente ostativa al mantenimento del permesso di soggiorno.

  • art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998

    Individua i legami familiari qualificati che possono temperare l’automatismo ostativo e imporre il bilanciamento tra unità familiare, tutela dei figli e sicurezza pubblica.

Massime di principio

  • La condanna irrevocabile per un reato qualificato dalla legge come automaticamente ostativo al soggiorno è, in linea generale, sufficiente a fondare la revoca o il diniego del titolo, senza che l’amministrazione debba valutare in concreto la pericolosità sociale, la personalità dello straniero o la modesta entità del fatto.
  • L’automatismo ostativo derivante dalla condanna penale è temperato dalla presenza di legami familiari qualificati ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998; in tal caso l’amministrazione deve effettuare un bilanciamento tra tali legami e le esigenze di tutela della sicurezza pubblica.
  • Nel bilanciamento relativo ai rapporti con figli minori possono assumere rilievo decisivo i provvedimenti giudiziari di allontanamento dalla casa familiare, di divieto di avvicinamento e di cessazione di condotte violente, quali elementi idonei a rendere recessivi i legami familiari rispetto alla tutela dell’integrità fisica e morale e della libertà dei familiari.
  • I rapporti con sorelle, genitori non a carico e figli maggiorenni nati da precedente matrimonio non rientrano, per ciò solo, tra i legami familiari qualificati rilevanti ai sensi dell’art. 29 d.lgs. 286/1998.
  • Anche quando il titolo di soggiorno per lavoro subordinato sia revocato per una condanna ostativa, l’amministrazione può valutare, su istanza dell’interessato e in presenza dei presupposti di legge, il rilascio di un diverso titolo di soggiorno volto a garantire l’unità familiare e la tutela dei figli.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaTutela cautelare

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