Cassazione Civile, Sentenza n. 40218/2021 del 15/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La società impugnava la cartella di pagamento relativa ad avvisi di accertamento per IRPEG e ILOR relativi agli anni 1983-1985, sostenendo che le rettifiche erano inefficaci perché era stata presentata istanza di condono (legge n. 413/1991), che l'Ufficio aveva in pratica liquidato la somma dovuta per il condono e che pertanto gli avvisi e la cartella dovevano ritenersi inefficaci; contestava inoltre le sanzioni irrogate e deduceva che per quegli anni spettavano benefici fiscali legati alla Cassa del Mezzogiorno (esenzione ILOR e Irpeg al 50%). In cassazione ha dedotto violazione di norme processuali e carenza/contraddittorietà di motivazione della decisione di merito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che risultava intervenuto diniego della definizione agevolata (atto non impugnato dalla contribuente) e che i gravami erano fondati su avvisi di accertamento ormai divenuti definitivi per pronunce precedenti che avevano negato l'effetto estintivo del condono. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per mancato rispetto dei requisiti dell'art. 366-bis c.p.c. (assenza del prescritto "quesito di diritto"); il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità e mancanza di individuazione dei "fatti controversi e decisivi" richiesti dall'art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio in favore dell'Agenzia (liquidate in euro 5.600,00 per compensi oltre spese prenotate a debito).
Norme richiamate
legge n. 413 del 1991 (condono)
La ricorrente aveva invocato la definizione per condono; tuttavia la CTR e le successive pronunce avevano negato l'applicabilità del condono agli avvisi impugnati, rendendo definitivi gli atti impositivi. Pertanto la mera istanza di condono non sospende né annulla gli atti già definiti da pronunce passate in giudicato.
d.l. n. 119 del 2018
L'Ufficio ha depositato atto di diniego di condono ex art. 6 e relative ricevute: il diniego non è stato impugnato dalla contribuente, chiudendo così il percorso di definizione agevolata e precludendo la sua efficacia estintiva sugli avvisi già definitivi.
codice di procedura civile
Norma che richiede, nel ricorso per cassazione, l'indicazione del quesito di diritto (esposizione dei fatti, regola applicata dal giudice di merito e diversa regola invocata). La Corte ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché privo del quesito richiesto.
codice di procedura civile
art. 360, primo comma, n. 5
Prevede il motivo per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un "fatto controverso e decisivo per il giudizio". La Corte ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché non individuava i fatti decisivi né dimostrava il nesso di causalità tra il presunto vizio di motivazione e l'esito del giudizio.
codice di procedura civile
Articoli invocati dalla ricorrente per censurare la decisione di merito (es. obbligo di pronunciare su eccezioni e nullità); la Corte ha rilevato che tali censure non erano formulate secondo i requisiti di cui all'art. 366-bis e quindi il motivo è inammissibile.
codice di procedura civile
Norma richiamata per il deposito di memorie: la ricorrente aveva depositato memoria ex art. 378; ciò non ha inciso sull'esito della declaratoria di inammissibilità per carenza di requisiti formali del ricorso.
d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
art. 6 (recante modifica introduttiva dell'art. 366-bis c.p.c.)
Ha introdotto nell'ordinamento l'art. 366-bis c.p.c.: la Corte ha applicato la giurisprudenza consolidata sull'interpretazione dei requisiti imposti da tale norma al ricorso per cassazione.
Massime di principio
- Se avvisi di accertamento e relativi giudizi sono diventati definitivi (pronunce passate in giudicato), le cartelle derivanti da quegli avvisi non possono essere invalidate collegando successivamente istanze di condono: la definitezza degli atti preclude rilevanti effetti del condono.
- Prima di proporre ricorso per cassazione è essenziale rispettare i requisiti di cui all'art. 366-bis c.p.c.: il ricorso deve contenere la riassuntiva esposizione dei fatti, la regola di diritto applicata dal giudice di merito e la diversa regola invocata (quesito di diritto); la mancanza di tali elementi determina l'inammissibilità.
- Per le doglianze sulla motivazione (art. 360, n. 5 c.p.c.) è necessario indicare con precisione i "fatti controversi e decisivi" e spiegare come l'omessa/insufficiente motivazione abbia inciso sull'esito del giudizio; censure generiche o prive di nesso causale con la decisione sono inammissibili.
- Se l'Amministrazione fiscale emette un diniego di definizione agevolata e questo atto non è impugnato, la strada della definizione è chiusa e non può essere invocata successivamente per annullare atti già definiti.
- Nel contestare benefici fiscali (es. esenzioni o riduzioni per aree agevolate) occorre dedurre e provare tali circostanze nelle fasi di merito in modo chiaro e tempestivo; eccezioni sollevate tardivamente o senza puntuale inquadramento probatorio rischiano di essere ritenute ininfluenti.
- Il deposito di memorie integrative non supplisce ai requisiti formali e sostanziali richiesti per il ricorso in cassazione: è fondamentale predisporre il motivo in modo conforme ai criteri di ammissibilità prima del deposito.
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