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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21302/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione in seguito ad assoluzione per non aver commesso il fatto relativo al reato contestato (art. 74 DPR n. 309/1990 e richiami normativi). Ha censurato l'ordinanza di rigetto sostenendo che la sentenza di proscioglimento non riportava condotte riconducibili a colpa grave e che non era stata considerata la possibilità di misure meno gravose (principio di minima afflittivitá). Contestava inoltre che la Corte d'appello non avrebbe valutato correttamente la motivazione alla luce di precedenti pronunce della Cassazione.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello puntuale e logicamente coerente, confermando che dai dialoghi intercettati emergeva che la ricorrente svolgeva attivitá di spaccio, riceveva rifornimenti dai nipoti implicati nel clan, versava una quota al cartello e incassava pagamenti settimanali. Pur essendo stata esclusa l'associazione a delinquere in sede penale, la condotta è stata valutata come macroscopicamente negligente e prevedibile nella conseguenza della repressione penale, configurando colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p.; di conseguenza la domanda di riparazione è stata respinta. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali e a rimborsare le spese all'Amministrazione resistente, liquidate in euro 1.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 74 DPR n. 309 del 1990

    Norma sostanziale riferita al traffico di stupefacenti; nel procedimento principale l'accusa riguardava reati di stupefacente contestati con riferimento a questa previsione

  • art. 73 (richiami alla normativa sugli stupefacenti)

    Citata dalla ricorrente come possibile ipotesi alternativa non contestata; nel testo si osserva che tale alternativa non era stata formalmente contestata e quindi non rilevante al fine della riparazione

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Stabilisce il divieto di riparazione quando la detenzione è determinata da colpa grave della persona detenuta; la Corte ha ritenuto dimostrata la colpa grave sulla base dei fatti emergenti dalle intercettazioni

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Limita il sindacato della Cassazione sulla motivazione: la Corte di legittimità verifica la coerenza logico-argomentativa ma non può rivedere autonomamente la valutazione di fatto operata dai giudici di merito

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Norma che consente il deposito di requisitoria scritta del Procuratore Generale; nel procedimento il PG ha chiesto l'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • La Corte di cassazione, nel sindacare decisioni di merito, controlla la coerenza e la logicità della motivazione ma non rivaluta i fatti: per ottenere riparazione occorre dimostrare l'assenza di colpa grave nella condotta che ha determinato la detenzione
  • L'assoluzione nel merito (per non aver commesso il fatto) non esclude automaticamente la sussistenza di colpa grave extracontestuale che può giustificare il rigetto della domanda di riparazione
  • Per ottenere la riparazione è fondamentale contestare efficacemente la ricostruzione fattuale del giudice di merito e mostrare che le condotte attribuite non erano macroscopicamente negligenti né prevedibili come causa dell'intervento giudiziario
  • Quando la motivazione del giudice di merito descrive elementi concreti e coerenti (intercettazioni, pagamenti, rifornimenti) è difficile per la Cassazione sostituirsi alle valutazioni di fatto; quindi le difese devono mirare a mettere in discussione la attendibilità o l'interpretazione di tali elementi
  • In fase cautelare va sempre considerata la regola della minima afflittivitá: se esistono elementi che rendono plausibile una misura meno gravosa, è opportuno richiamarli con evidenze fattuali per impedire che la limitazione della libertà appaia giustificata

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