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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44247/2022 del 21/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha confermato il rifiuto di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari applicatale per due ipotesi di concorso in cessione di eroina. La difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione per mancata valutazione della perdurante concretezza e attualità della misura alla luce del tempo trascorso e per altri elementi ritenuti decisivi sulla proporzionalità e adeguatezza della misura.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente escluso che gli elementi addotti fossero diversi da quelli già esaminati nel precedente riesame (giudicato cautelare). Il ricorso è stato considerato aspecifico rispetto al punto decisivo (preclusione del giudicato cautelare) e, anche assumendo che contenesse novità successive al riesame, tali elementi sono risultati inconferenti: il mero decorso del tempo non altera l'idoneità della misura e non sono state fornite altre indicazioni utili. Anche la richiesta di rito abbreviato e la definitività di una decisione cautelare su altra imputazione non incidono sul quadro valutato. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Individua il Tribunale come giudice dell'appello nelle questioni cautelari; la Corte ha applicato tale competenza confermando la valutazione di merito.

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Regola la revoca o sostituzione delle misure cautelari; la Corte ha ritenuto che le ragioni addotte ai sensi di questo articolo fossero precluse dal precedente giudicato cautelare o, se nuove, inconferenti.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Disciplina il riesame delle misure cautelari; la valutazione resa in sede di riesame costituisce giudicato cautelare che preclude la riconsiderazione delle stesse argomentazioni nel successivo tentativo di revoca/sostituzione.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di dichiarare inammissibile il ricorso e di disporre le conseguenti pronunce; qui ha portato alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese e della somma a favore della cassa.

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Riferimento all'imputazione originaria che era stata annullata in precedenza; la Corte rileva che la successiva esclusione di quel titolo cautelare non ha modificato le valutazioni già compiute in sede di riesame.

Massime di principio

  • Il giudicato cautelare formato in sede di riesame preclude che si ripropongano le stesse argomentazioni in una successiva istanza di revoca o sostituzione: per superarlo occorrono elementi nuovi, concreti e rilevanti.
  • Il mero decorso del tempo dall'esecuzione della misura cautelare non è di per sé prova sufficiente per la revoca o la sostituzione; bisogna dimostrare cambiamenti concreti nella situazione che incidano sui presupposti della misura.
  • La richiesta di rito abbreviato o la definitività di provvedimenti collegati non incidono automaticamente sulla legittimità o adeguatezza della misura cautelare, salvo che non modifichino sostanzialmente il quadro probatorio o il pericolo di fuga/ inquinamento probatorio.
  • Il ricorso deve specificamente e contraddittoriamente affrontare la valutazione motivazionale dei giudici di merito: censure generiche o aspecifiche rispetto al nucleo decisivo sono destinate all'inammissibilità.
  • Per ottenere la sostituzione o revoca della cautela occorre produrre prove nuove o fatti sopravvenuti che siano direttamente pertinenti alla valutazione della proporzionalità e della necessità della misura.

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