Cassazione Penale, Sentenza n. 36245/2022 del 26/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente aveva chiesto la rescissione del giudicato relativo alla sentenza di condanna del 20/09/2019 del Tribunale di Tivoli per furto aggravato in abitazione, sostenendo di non aver mai avuto effettiva conoscenza del procedimento. Lamentava che la Corte di appello avesse ritenuto sufficiente, per presumere la conoscenza, la sola elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio effettuata durante le indagini, senza verificare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale e la reale conoscenza del processo da parte dell'imputata, in violazione dell'art. 420-bis c.p.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto infondata la valutazione della Corte di appello che aveva presunto la conoscenza del procedimento solo dalla elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, senza accertare l'effettiva instaurazione del rapporto professionale e la certezza della conoscenza della vocatio in ius. Richiamando l'orientamento giurisprudenziale, la Suprema Corte ha affermato che l'elezione di domicilio non costituisce di per sé presupposto idoneo a dimostrare la conoscenza del processo; pertanto l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 420-bis cod. proc. pen.
L'art. 420-bis non autorizza presunzioni astratte di conoscenza della vocatio in ius: la conoscenza dell'imputato può essere accertata anche tramite notifiche non a mani proprie in casi tipizzati, ma il giudice deve comunque verificare la certezza della conoscenza effettiva dell'imputato e non basarsi sulla sola elezione di domicilio
art. 162, comma 4-bis cod. proc. pen. (introdotto dalla legge 23/06/2017, n.103)
Richiamato per distinzione: le pronunce citate riguardano fattispecie antecedenti all'introduzione del comma 4-bis; comunque l'orientamento consolidato precisa che le modifiche normative non hanno reintrodotto presunzioni di conoscenza del tutto astratte
Giurisprudenza: Sez. U., n. 23948 del 28/11/2019 (Ismail) e Sez. 5, n. 22752 del 21/01/2021
Questa giurisprudenza stabilisce che la sola elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non è sufficiente a provare la conoscenza del procedimento; il giudice deve accertare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale tale da rendere certa la conoscenza del processo o la volontaria sottrazione
Massime di principio
- La semplice elezione di domicilio presso il difensore non vale, di per sé, come prova della conoscenza del procedimento da parte dell'imputato: il giudice deve verificare elementi concreti che attestino un rapporto effettivo tra difensore e assistito
- Per ammettere il processo in assenza o per rigettare istanze di rescissione occorre la certezza della conoscenza della vocatio in ius: ogni decisione basata su presunzioni formali prive di riscontri concreti è viziata
- Il magistrato deve valutare documenti e fatti (partecipazione del difensore alle udienze, comunicazioni intercorrenti, atti compiuti dal difensore, dichiarazioni dell'imputato, contatti documentabili) per accertare l'effettiva conoscenza
- In presenza di elezione di domicilio durante le indagini, spetta alla parte resistente dimostrare che sussisteva un rapporto tale da rendere certa la conoscenza; in mancanza, la richiesta di rescissione o di annullamento della sentenza per assenza deve essere accolta
- Per i difensori: conservare e produrre elementi probatori di effettivi contatti e prestazioni (ricevute, mail, note, istanze svolte in udienza) quando si invoca l'elezione di domicilio come mezzo di conoscenza del procedimento
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