Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27658/2024 del 11/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione la sentenza d'appello che lo ha condannato per tentato omicidio e porto d'arma da taglio. I due motivi: (1) violazione degli artt. 56, 575 c.p. in relazione all'art. 582 c.p., deducendo la mancata derubricazione del fatto a lesioni volontarie (contestando la qualificazione dell'oggetto come arma, la pericolosità delle ferite e l'animus necandi); (2) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine al riconoscimento dell'aggravante dei motivi futili e al mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione (sostiene che la vittima e il gruppo avrebbero provocato o si sarebbero intromessi illegittimamente, giustificando la reazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi prospongono ricostruzioni alternative dei fatti che impongono un sindacato di merito non consentito in sede di legittimità. Ha confermato la correttezza dell'apprezzamento motivazionale dei giudici di merito: sussistenza dell'animus necandi valutato sulla base della pericolosità dell'arma (sebbene non rinvenuta), delle sedi colpite (inguine, arteria femorale), della reiterazione dei colpi (sette coltellate) e della forza di penetrazione; esclusione dell'attenuante della provocazione per assenza del fatto ingiusto altrui e della proporzione tra offesa e reazione; legittimo riconoscimento dell'aggravante dei motivi futili. Conseguentemente il provvedimento impugnato è stato mantenuto (pena rideterminata in appello a sei anni e due mesi e integrazione della pena accessoria dell'interdizione legale). Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Richiamato come principio generale: la Corte ha ritenuto integrato il tentativo di omicidio sulla base della condotta e degli elementi obiettivi e soggettivi riscontrati, senza che la successiva interruzione dell'azione (fuga) escluda il tentativo già consumato.

  • art. 575 c.p. (omicidio)

    Applicato nella forma tentata: la Corte d'appello e il Gip hanno accertato l'animus necandi attraverso la pericolosità dell'arma, i luoghi delle ferite, la reiterazione dei colpi e la forza di penetrazione.

  • art. 582 c.p. (lesioni)

    Richiamato dal ricorrente per chiedere la derubricazione; la Corte di Cassazione ha ritenuto però che i giudici di merito abbiano fornito adeguata motivazione per la qualificazione come tentato omicidio, pertanto la derubricazione non è stata adottata.

  • art. 616 c.p.p. (conseguenze dell'inammissibilità)

    Sulla scorta dell'inammissibilità del ricorso, la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti o le valutazioni di merito: i motivi che propongono ricostruzioni alternative sono inammissibili se non indicano errori di diritto o vizi logico‑giuridici nella motivazione.
  • Per ottenere la derubricazione da tentato omicidio a lesioni è necessario contestare specificamente e puntualmente le valutazioni probatorie e dimostrare l'assenza dell'animus necandi o l'insussistenza di elementi oggettivi (arma, sedi colpite, reiterazione, forza) su cui i giudici hanno fondato la qualificazione.
  • L'attenuante della provocazione richiede la dimostrazione del 'fatto ingiusto altrui' (non mera sensibilità personale) e del nesso psicologico con la reazione; l'esistenza di testimoni concordi può escludere la provocazione se non emerge un comportamento offensivo obiettivamente ingiusto.
  • L'aggravante per motivo futile presuppone che la causa esterna sia di tale leggerezza e sproporzione rispetto all'esito da configurare un mero pretesto per uno sfogo violento; la motivazione del giudice deve esplicitare questa valutazione contestualizzata ai fatti.
  • In sede di cassazione è essenziale che i motivi dedotti contengano una critica logico‑giuridica puntuale alla motivazione impugnata (indicare le incongruenze, i passaggi illogici o la violazione di norme), altrimenti il ricorso è destinato all'inammissibilità.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.