Cassazione Penale, Sentenza n. 8592/2025 del 03/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione con tre censure: 1) violazione del giudicato e errata applicazione della legge penale perché, a parere del ricorrente, la Corte territoriale avrebbe fatto riferimento e tenuto conto, ai fini della rideterminazione della pena, di una condotta (distrazione di beni mobili e attrezzature) sulla quale in primo grado era intervenuta assoluzione non impugnata; 2) vizio di motivazione e travisamento delle prove in relazione alla presunta simulazione del contratto di locazione tra SIDES s.r.l. e FUTURA 13 s.r.l.: il ricorrente sostiene che il contratto non era simulato, che la Futura 13 ha effettivamente gestito l'hotel e acquistato l'attrezzatura e che la fattura del 15.1.2016 non prova un pagamento ma solo un credito esigibile; quindi non si configurerebbe bancarotta fraudolenta per distrazione; 3) errata applicazione dell'art. 219, comma 3, legge fallimentare (attenuante per tenuità del danno): il ricorrente denuncia che i giudici hanno valutato la tenuità in rapporto al passivo fallimentare invece che all'effettiva diminuzione patrimoniale risultante dalle condotte distrattive, senza indicare l'entità concreta della diminuzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Sulla prima doglianza ha ritenuto la censura generica e priva di prova che la Corte d'appello abbia effettivamente tenuto conto, nella rideterminazione della pena, della condotta di cui era intervenuta l'assoluzione; la motivazione impugnata mostra che la pena è stata ridotta rispetto al primo grado considerando le condotte per le quali vi è condanna. Sulla seconda censura la Corte ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito, ritenendo sussistenti indici di distrazione (fattura che attesta presunto versamento anticipato mai trovato, canoni incongrui e mai incassati, incapacità di terzi di riscuotere i canoni, gestione dell'unico bene da parte di società amministrata dalla coniuge), e la loro valutazione alla luce della giurisprudenza di legittimità che ammette la valutazione di operazioni formali lecite come strumenti di frode se dalle conseguenze emerge finalità distrattiva; sulla terza censura la Corte ha ritenuto premesso correttamente che la tenuità del danno va valutata in relazione all'importo della distrazione e ha condiviso la valutazione dei giudici di merito secondo cui le cifre coinvolte non configurano danno lieve. Conseguenze pratiche: rigetto del ricorso, conferma della sentenza di merito che aveva rideterminato la pena a 2 anni e 2 mesi di reclusione, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile liquidate in euro 1.891 oltre accessori.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato quale limite alla estensione dei motivi di cassazione (limiti di impugnazione rispetto a questioni trattate in grado d'appello).
art. 611 cod. proc. pen. (come modificato dal d.lgs. 30.12.2022 n.150)
Norma richiamata per il rito e le modalità di trattazione del ricorso senza intervento delle parti, con conclusioni scritte.
art. 616 cod. proc. pen.
Richiamato per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.
art. 219, comma 3, legge fallimentare (L. 267/1942)
Norma che disciplina l'attenuante per particolare tenuità del danno nelle fattispecie fallimentari; la Corte ha richiamato il principio che la tenuità va valutata sull'entità della distrazione e non sul passivo complessivo del fallimento e ha ritenuto non sussistente l'attenuante alla luce degli importi coinvolti.
art. 216, comma 1, n. 1, legge fallimentare
Richiamata implicitamente nella ricostruzione: l'affitto di azienda per canone incongruo e mai riscosso può integrare condotta distrattiva rilevante ai fini della bancarotta fraudolenta.
artt. 581, 648, 649 cod. rito (richiamati dal ricorrente)
Norme richiamate dal ricorrente nella censura sull'erronea applicazione della legge penale; la Corte di Cassazione non ha ritenuto provata la violazione dedotta perché la censura era generica e non ha dimostrato l'effetto della presunta considerazione dell'assoluzione nella determinazione della pena.
Massime di principio
- Per contestare in cassazione che la Corte d'appello abbia illegittimamente tenuto conto di condotte già assolte occorre indicare con precisione i passaggi logico-argomentativi della sentenza che dimostrano l'uso di quelle condotte nella rideterminazione della pena; doglianze generiche sono inammissibili.
- La qualificazione di simulazione o distrazione in materia di bancarotta si fonda spesso su un apprezzamento complessivo e indiziario (fatture incongrue, mancati incassi, incapacità dei terzi di riscuotere canoni, gestione continuativa da parte di soggetti collegati): il semplice richiamo a documenti come fatture non prova automaticamente l'assenza di dissimulazione se non è fornita prova contraria concreta.
- L'attenuante per speciale tenuità del danno va valutata sull'entità della diminuzione patrimoniale direttamente riconducibile alle condotte illecite e non sul passivo fallimentare complessivo; il difensore deve proporre elementi di concreta quantificazione della riduzione patrimoniale per ottenere il riconoscimento dell'attenuante.
- In giudizio di cassazione è essenziale confrontarsi con la motivazione dei giudici di merito e le loro conclusioni fattuali e giuridiche, offrendo argomentazioni mirate contro i singoli passaggi motivazionali e proponendo, se possibile, elementi probatori o omessi che dimostrino l'errore di valutazione.
- Le operazioni formalmente lecite (es. affitti, fatturazioni) possono comunque integrare fattispecie di bancarotta fraudolenta se, nell'insieme, dimostrano la finalità di sottrarre beni o valori alla massa dei creditori: va sempre valutato l'effetto reale dell'operazione sul patrimonio sociale.
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