Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40748/2025 del 18/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che, respingendo l'istanza di restituzione dei beni e delle somme sequestrati dopo la condanna per il reato di cui all'art. 512-bis c.p., ha disposto la confisca dei medesimi richiamando l'obbligatorietà della confisca prevista dall'art. 240-bis c.p.. Il ricorso denunciava errata applicazione della confisca obbligatoria (art. 240-bis), mancata verifica e motivazione circa la sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi leciti del condannato e illogicità della motivazione per non aver accertato preliminarmente la sproporzione né richiesto/provato dall'accusa tale condizione prima di richiedere la confisca.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando alla Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio. I giudici hanno rilevato una carenza motivazionale sostanziale: la Corte d'appello si era limitata a prendere atto della mancata "giustificazione" da parte del condannato, senza che la parte pubblica avesse prima dimostrato la sproporzione tra beni sequestrati e redditi/patrimonio o il relativo nesso con l'attività delittuosa. La Cassazione ha precisato che l'art. 240-bis opera una presunzione iuris tantum che può essere ribaltata con specifiche e verificate allegazioni, e ha stabilito che spetta in primo luogo alla parte pubblica indicare e al giudice accertare la sproporzione; in difetto la confisca non può essere disposta. Perciò l'ordinanza è nulla per insufficiente motivazione e dovrà essere riconsiderata con adeguata istruttoria e motivazione sulla sproporzione (con rigore proporzionale all'entità delle somme sequestrate).

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    "sia sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, …, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica"

    La disposizione stabilisce una presunzione iuris tantum di accumulazione illecita che consente la confisca, ma la sua operatività richiede preliminarmente l'accertamento della sproporzione tra beni e redditi; tale presunzione può essere efficacemente contrastata dal condannato mediante specifiche e verificate allegazioni. Non è automatica: la parte pubblica deve prima documentare o indicare elementi di sproporzione e il giudice deve motivare la valutazione.

  • art. 512-bis cod. pen.

    Reato per il quale il ricorrente è stato condannato; rientra tra i reati richiamati dall'art. 240-bis che possono dare luogo alla confisca obbligatoria se sussistono i relativi presupposti.

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b ed e)

    Norme che regolano i motivi di ricorso per cassazione: lett. b (violazione di legge) e lett. e (contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione). La Corte ha ritenuto sussistenti vizi di legge e carenza motivazionale tali da giustificare l'annullamento.

  • art. 610, comma 5 e art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.

    Norme procedurali richiamate per la trattazione del ricorso in camera di consiglio senza la presenza delle parti in assenza di richiesta di trattazione orale; la decisione è stata presa conformemente alle norme sul procedimento.

Massime di principio

  • La confisca obbligatoria prevista dall'art. 240-bis non opera automaticamente per il solo fatto della condanna: prima di disporla il giudice deve accertare e motivare la sproporzione tra beni sequestrati e redditi o attività economica del condannato.
  • L'onere iniziale di indicare elementi di sproporzione spetta alla parte pubblica; solo dopo questa dimostrazione si attiva l'onere di allegazione/rebuttal da parte del condannato (onere di allegazione e produzione, non inversione piena dell'onere della prova).
  • La presunzione di illecita accumulazione ai sensi dell'art. 240-bis è iuris tantum: può essere superata con specifiche e verificate allegazioni/documenti che dimostrino la legittima provenienza dei beni.
  • Se il giudice dell'esecuzione si limita a constatare la mancata "giustificazione" da parte del condannato senza che la pubblica accusa abbia provato o indicato la sproporzione, la motivazione è insufficiente e la confisca non può essere disposta.
  • La motivazione richiesta al giudice deve essere tanto più rigorosa quanto più modeste sono le somme o i beni sequestrati: il rigore probatorio/motivazionale è proporzionale all'entità dell'ablazione patrimoniale.
  • In assenza di contestazione specifica sulla sproporzione, il soggetto non è tenuto ad anticipare e fornire giustificazioni sull'origine dei beni; il contraddittorio e l'istruttoria devono essere rispettati prima di adottare misure ablative definitive.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.