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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14557/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per reati connessi al traffico di stupefacenti (art. 74 e 73 T.U. stupefacenti). Deduce violazione di legge e carenza/mancata logica della motivazione in ordine ai gravi indizi di partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di droga (art. 74 T.U. stupefacenti) sostenendo che le argomentazioni si basano su mere congetture, sull'unico dato della destinazione della droga e su elementi non univoci; contesta inoltre la sussistenza delle esigenze cautelari, rilevando che è detenuto da oltre due anni, che non vi sono contatti dopo l'arresto e che altri coimputati sono detenuti in carceri diverse, per cui misure meno afflittive potrebbero essere idonee.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché generico e reiterativo dei motivi già prospettati al riesame, senza confronto specifico con la motivazione dell'ordinanza impugnata. Sul merito la Corte ritiene che l'ordinanza del Tribunale del riesame, integrata con la motivazione del provvedimento cautelare di origine, espone in maniera adeguata e logica gravi indizi: pluralità dei soggetti, ripartizione dei compiti, stabilità dell'organizzazione, ruolo del ricorrente quale corriere (arrestato durante il trasporto di 5 kg di cocaina; rapporti di finanziamento e conoscenza del carico da parte del presunto capo Veliu; occultamento di circa 1,5 kg di eroina in altro episodio). Anche le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e necessità di impedire contatti con il contesto criminoso) sono state adeguatamente motivate e non assoggettabili a sindacato ampio in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 74 T.U. stupefacenti

    Ritenuta la configurabilità del reato associativo per finalità di traffico di stupefacenti sulla base della pluralità di soggetti, della ripartizione dei compiti, della stabilità dell'organizzazione e del contributo di ciascuno all'attuazione del programma criminale; il ruolo di corriere e la gestione di ingenti quantitativi sono elementi indizianti rilevanti.

  • art. 73 T.U. stupefacenti

    Riferito ai reati di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti: il rinvenimento/trasporto di grosse quantità integra elementi di gravità rilevanti per l'indagine e per le esigenze cautelari.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata dal ricorrente in relazione ai vizi di motivazione; la Corte ritiene che non sussistano carenze motivazionali nei provvedimenti impugnati.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norme sulle misure cautelari personali; la Corte sottolinea che la valutazione del pericolo di fuga o di reiterazione non può limitarsi alla gravità astratta del reato ma comprende la concreta condotta e le circostanze.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Presunzione relativa sull'attualità del pericolo di reiterazione nei reati gravi; la Corte condivide la valutazione del Tribunale circa la sussistenza del pericolo, con motivazione adeguata.

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente nella censura sulle esigenze cautelari; la Corte considera il motivo generico e infondato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'obbligo di condanna al pagamento in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte condanna il ricorrente al pagamento di euro 3.000,00.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Limiti alla motivazione del ricorso in cassazione; il ricorrente ha dedotto i motivi nei limiti strettamente necessari, ma la Corte ritiene il ricorso generico.

  • art. 23, comma 8 D.L. n. 137/2020

    Norma procedurale richiamata per il trattamento del ricorso (il ricorso è stato trattato ai sensi dell'articolo indicato).

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione in materia di misure cautelari esercita un sindacato limitato alla verifica della adeguatezza, congruenza e logicità del ragionamento del giudice del riesame; una diversa valutazione delle prove in termini di merito non è sufficiente ad integrare un vizio di legittimità.
  • Le carenze motivazionali possono essere sanate considerando congiuntamente la motivazione del provvedimento originario (GIP) e quella del provvedimento confermativo del riesame: i due atti si integrano reciprocamente.
  • Per la configurazione di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti sono elementi indizianti rilevanti la pluralità dei soggetti, la ripartizione dei compiti, la stabilità dell'organizzazione, il ruolo attribuito (es. corriere), il trasporto/gestione di ingenti quantitativi e i rapporti finanziari tra i partecipanti.
  • In ordine alle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione), la gravità del fatto, la modalità della condotta, la personalità del soggetto e precedenti specifici costituiscono elementi concreti per la prognosi di pericolo; la mera assenza di contatti dopo l'arresto non basta a escluderle se il giudice ritiene necessario recidere rapporti con il contesto criminoso.
  • In cassazione i motivi devono essere specifici e di diritto: censure generiche, meramente in fatto o reiterative del riesame senza confrontarsi con la motivazione impugnata sono dichiarate inammissibili.
  • Le misure meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto elettronico) devono essere valutate concretamente dal giudice della cautela: la loro idoneità può essere ritenuta insufficiente se non consentono il controllo efficace richiesto per interrompere i contatti criminosi.

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