Sentenza n. 792/2026 - Cagliari, Sezione 2
per l’accertamento dell’illegittimità dell’occupazione da parte del Comune di San Gavino, e, conseguentemente, per la condanna dello stesso Comune alla restituzione, previa riduzione nel pristino stato, della parte non espropriata del fondo distinto in Catasto Terreni al Foglio 30 mappale 4337 di mq. 989 (oggi mappali 5240 - 5241 – 5242); in subordine, per la condanna al risarcimento dei danni per equivalente in caso di opposizione, ovvero di richiesta di acquisizione ai sensi dell’art. 42-bis T.U. in materia di espropriazioni; e comunque per la condanna al risarcimento dei danni per la protratta occupazione, oltre rivalutazione e interessi dall’epoca dell’occupazione sino all’effettivo soddisfo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: occupazione e intestazione catastale di terreni ritenute prive di titolo, conseguenti all’annullamento del decreto di esproprio
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’occupazione da parte del Comune di una porzione del fondo originariamente identificato al foglio 30, mappale 4337, di 989 mq, successivamente frazionato nei mappali 5240, 5241 e 5242. Il decreto di esproprio del 10 luglio 2015, già annullato dal TAR con sentenza n. 596/2021, aveva indicato per il mappale 4337 un’espropriazione parziale di soli 74 mq e un asservimento di 37 mq, ma il bene risultava interamente volturato al Comune, senza indennizzo per la parte ulteriore di 878 mq. Il ricorrente ha chiesto la restituzione, previa riduzione in pristino, della parte non espropriata; in subordine, il risarcimento per equivalente in caso di opposizione o acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001; in ogni caso, il risarcimento dei danni derivanti dalla protratta occupazione dal luglio 2004, oltre rivalutazione e interessi. Il Comune ha chiesto il rigetto. A seguito delle contrastanti allegazioni sulla situazione materiale del fondo, il TAR ha disposto una verificazione tecnica. Dalla relazione è emerso che i mappali 5241 e 5242 sono correttamente intestati e trascritti al Comune e sono occupati, rispettivamente, da un canale di raccolta delle acque meteoriche e da viabilità pubblica. Il mappale 5240, invece, è sostanzialmente di proprietà del ricorrente, con una servitù di circa 37 mq a favore del Comune e un plinto di illuminazione di circa 0,50 mq; la restante area è incolta, non utilizzata e non occupata dal Comune.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso soltanto nei limiti risultanti dalla verificazione. Ha escluso che sussistesse un’occupazione sine titulo dell’intero mappale 5240, poiché la particella, salvo la fascia gravata da servitù e il piccolo plinto di illuminazione, risultava inoccupata e inutilizzata dal Comune. Ha invece accertato l’errata intestazione catastale del mappale 5240 e ha ordinato al Comune di rettificarla a proprie spese entro 30 giorni dalla comunicazione della sentenza, allineando la situazione catastale a quella sostanziale. Ha inoltre condannato il Comune, ai sensi dell’art. 34, comma 4, c.p.a., a proporre al ricorrente entro il medesimo termine il pagamento di una somma determinata considerando il valore della superficie gravata dalla servitù e di quella occupata dal plinto, nonché la durata dell’occupazione, la destinazione, l’ubicazione e le caratteristiche dei luoghi. Nessuna statuizione restitutoria o risarcitoria è stata adottata per la restante superficie del mappale 5240, risultata non occupata. Le particelle 5241 e 5242 sono state ritenute correttamente intestate e trascritte al Comune. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
La norma è richiamata quale possibile base per l’acquisizione sanante del bene in caso di opposizione alla restituzione, ma il giudice non ne dispone l’applicazione nel caso concreto.
art. 34, comma 4, c.p.a.
In presenza di una situazione peculiare e della necessità di determinare il valore delle superfici interessate, il giudice può condannare l’amministrazione a proporre al ricorrente, entro un termine fissato, il pagamento di una somma determinabile secondo i criteri indicati nella sentenza.
Massime di principio
- Quando la verificazione tecnica accerta che il bene formalmente intestato all’amministrazione è sostanzialmente di proprietà privata e non è da essa utilizzato, il giudice può ordinare la rettifica dell’intestazione catastale, senza disporre la restituzione di un bene che non risulti concretamente occupato.
- L’accertamento di un’occupazione sine titulo deve essere riferito alla concreta situazione materiale del bene: la mera intestazione catastale in favore dell’amministrazione non dimostra, da sola, l’effettiva occupazione o utilizzazione dell’area.
- La presenza di una servitù pubblica su una porzione del fondo privato e l’occupazione, anche minima, mediante un manufatto pubblico possono giustificare una condanna dell’amministrazione al pagamento di una somma commisurata al valore delle superfici interessate e alla durata dell’occupazione.
- Ai sensi dell’art. 34, comma 4, c.p.a., il giudice può imporre all’amministrazione di formulare una proposta economica, indicando i criteri di determinazione dell’importo, quando la quantificazione della somma dovuta richieda valutazioni relative a superficie, destinazione, ubicazione, caratteristiche del bene e durata dell’occupazione.
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