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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22532/2025 del 16/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale e la contestuale concessione della detenzione domiciliare ex art.47-ter L.354/1975; il ricorrente denunciava che il Tribunale aveva motivato il rigetto unicamente valorizzando la gravità del reato (tentato omicidio del 18/10/2020) e il mancato risarcimento della persona offesa, omettendo di valutare gli elementi favorevoli risultanti dalla relazione dell'UEPE e dalle informazioni di polizia (assenza di pendenze, disponibilità ad attività riparative, situazione socio-familiare, condotta post-fatto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per carenza della motivazione dell'ordinanza impugnata: ha censurato il fatto che il Tribunale avesse posto esclusivo rilievo sulla gravità del reato e sulla mancata riparazione, senza confrontare e valutare adeguatamente gli elementi positivi emersi dalla relazione UEPE e dalle informazioni di polizia (condotta successiva, assenza di pendenze, disponibilità ad attività riparative, condizioni economiche). Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Messina per un nuovo esame conforme ai principi di diritto richiamati.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma 1, legge n. 354 del 1975

    art. 47-ter comma 1 legge n.354/1975

    norma che disciplina la detenzione domiciliare per particolari categorie (es. ultrasettantenni); nel caso è stata applicata dal Tribunale come misura alternativa già concessa, mentre la controversia riguardava il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale.

  • Corte costituzionale, sent. n. 377 del 5/12/1997

    Corte cost., 5 dicembre 1997, n. 377

    richiamata per definire la finalità dell'affidamento in prova come misura esecutiva esterna mirata al reinserimento sociale sulla base di una prognosi favorevole risultante dall'osservazione della personalità.

  • Giurisprudenza della Cassazione (principi di nomofilachia)

    ex multis, Sez. 1, n. 1410 del 30/10/2019; Sez. 1, n. 1812 del 4/3/1999; Sez. 1, n. 1970 dell'11/3/1997; Sez. 1, n. 31420 del 5/5/2015; Sez. 1, n. 5981 del 21/9/2016 (dep. 2017)

    Consolidato orientamento secondo cui, ai fini dell'ammissione all'affidamento in prova, non possono avere di per sé rilievo decisivo la gravità del reato o il mancato risarcimento; il giudizio prognostico deve basarsi sull'analisi complessiva della personalità e della condotta successiva, valutando indicatori positivi (assenza di nuove denunce, ripudio delle condotte, attaccamento familiare, disponibilità ad attività riparative, condizioni economiche).

Massime di principio

  • Il diniego dell'affidamento in prova non può fondarsi unicamente sulla gravità del reato: il giudice deve valutare complessivamente la personalità e la condotta successiva del condannato.
  • La mancata riparazione del danno non è di per sé sufficiente a escludere l'affidamento; va valutata insieme alle condizioni economiche e alla reale disponibilità a riparare.
  • Devono essere considerati e comparati tutti gli elementi favorevoli (relazioni UEPE, informazioni di polizia, assenza di pendenze, disponibilità ad attività riparative, legami familiari) e sfavorevoli prima di rifiutare la misura alternativa.
  • Una motivazione carente o parziale, che non affronti i parametri indicati dalla giurisprudenza, comporta l'annullamento dell'atto e il rinvio per nuovo esame.
  • Nel nuovo giudizio il Tribunale dovrà formulare un giudizio prognostico espresso e motivato, esplicitando il peso attribuito ai singoli elementi di fatto e alle risultanze dell'osservazione della personalità.

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