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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14038/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato davanti al Tribunale Superiore delle acque pubbliche un'ordinanza comunale con cui veniva intimato il pagamento di una somma per l'occupazione di una porzione della "Roggia Maestra", compresa nel perimetro della loro proprietà esclusiva. Dopo un primo giudizio e un precedente annullamento delle Sezioni Unite, il giudizio è stato riassunto e, all'esito di consulenza tecnica, il Tribunale Superiore ha ritenuto che la Roggia Maestra fosse ancora parte del demanio idrico gestito dal Comune. I ricorrenti hanno quindi proposto ricorso per cassazione con tre motivi: 1) omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che il tratto di roggia interessato avesse perso da tempo la funzionalità idraulica e fosse di fatto dismesso/sdemanializzato; 2) omesso esame circa l'illegittimità della pretesa creditoria per difetto di certezza, liquidità ed esigibilità, deducendo che il Comune non avesse provato an e quantum del danno e che l'ordinanza non potesse valere come titolo esecutivo per somme non definite; 3) violazione dell'art. 2947 c.c., per avere il giudice applicato la prescrizione decennale anziché quella quinquennale ritenuta operante per un preteso credito risarcitorio da occupazione sine titulo di area demaniale.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che i motivi di ricorso, formalmente articolati come vizi motivazionali o omesso esame di fatti decisivi, mirassero in realtà a ottenere una rivalutazione del merito e degli accertamenti fattuali compiuti dal Tribunale Superiore delle acque pubbliche, attività non consentita nel limitato sindacato di legittimità esercitabile sulle decisioni di quel giudice. Ha inoltre osservato che la sentenza impugnata aveva motivato in modo intelligibile sia sull'attuale appartenenza della Roggia Maestra al demanio idrico, sia sulla natura non esecutiva dell'ordinanza, che si limitava a determinare an e quantum del pregiudizio da occupazione, sia infine sulla prescrizione decennale del credito, qualificato in termini indennitari/reintegratori e non come semplice credito periodico da canoni. È stata quindi confermata la condanna dei ricorrenti alle spese e dichiarata la debenza dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 111 Cost.

    consente il ricorso per cassazione contro le decisioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche solo per violazione di legge e per vizi motivazionali nei limiti costituzionalmente rilevanti

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    dopo la riforma, il sindacato sulla motivazione è ridotto al minimo costituzionale; è denunciabile solo l'anomalia motivazionale che si traduce in violazione di legge costituzionalmente rilevante

  • art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    la nullità della sentenza per motivazione apparente ricorre solo quando il ragionamento del giudice non sia percepibile e manchi l'esplicitazione del criterio logico seguito

  • art. 2043 c.c.

    richiamato solo per escludere che l'occupazione sine titulo dell'area demaniale fosse correttamente qualificabile, nel caso, come fatto illecito risarcitorio soggetto a prescrizione quinquennale

  • art. 2947 c.c.

    ritenuto non applicabile al credito in esame, perché la pretesa dell'amministrazione è stata qualificata come indennitaria/reintegratoria e soggetta alla prescrizione decennale

  • art. 3 r.d. n. 639 del 1910

    la Corte prende atto che il Tribunale Superiore ha escluso che l'ordinanza impugnata integrasse un'ingiunzione di pagamento in senso proprio, sicché non rilevavano i requisiti tipici del titolo esecutivo

  • art. 13, co. 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    sussistendo i presupposti processuali, è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato a carico della parte soccombente

Massime di principio

  • Nel sindacato di legittimità sulle decisioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche, la Corte di cassazione non può riesaminare il merito né rivalutare gli accertamenti di fatto, ma può scrutinare soltanto violazioni di legge e vizi motivazionali nei limiti della motivazione inesistente, apparente, contraddittoria o incomprensibile.
  • Il motivo formalmente dedotto come omesso esame di un fatto decisivo è inammissibilmente prospettato quando, in sostanza, mira a ottenere una nuova valutazione delle risultanze istruttorie o dei fatti storici già esaminati dal giudice di merito.
  • La motivazione è apparente solo quando, pur esistendo graficamente, non consenta di comprendere il fondamento della decisione e il percorso logico-giuridico seguito dal giudice.
  • La pretesa patrimoniale della pubblica amministrazione per occupazione sine titulo di un bene demaniale può avere natura indennitaria/reintegratoria e non essere assimilabile a canoni periodici; in tal caso trova applicazione la prescrizione decennale.
  • Ai fini della prescrizione, rileva la qualificazione sostanziale del credito: se la somma è destinata a ristorare in un'unica soluzione il pregiudizio da indisponibilità del bene, non opera la prescrizione breve prevista per i crediti risarcitori da fatto illecito o per prestazioni periodiche.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPossesso
RamiProcesso civileDiritti realiEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaPrescrizioneGiudicato

Testo integrale

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