Cassazione Penale, Sentenza n. 6388/2023 del 15/02/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La parte civile Giangreco censura la motivazione dell'assoluzione per il reato di usura (capo A), lamentando che la Corte d'appello non ha considerato la consulenza di parte né le conclusioni del consulente del Pubblico ministero, ha formulato un giudizio di inaffidabilità delle dichiarazioni della vittima non ancorato a riscontri processuali e non ha motivato la revoca della provvisionale. L'imputato Pulvirenti deduce la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza: la Corte, assolvendo per usura, avrebbe trasformato la descrizione dell'estorsione (capo B) attribuendo un diverso ingiusto profitto e una diversa causale rispetto al capo di imputazione, compromettendo il diritto di difesa e configurando una diversa fattispecie; inoltre segnala questioni relative all'eventuale applicabilità dell'istituto di cui all'art. 393 c.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i ricorsi fondati. Ha annullato la sentenza impugnata: quanto agli effetti civili relativi al reato di usura (capo A) e quanto agli effetti penali in ordine al reato di estorsione (capo B), con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Catania. Le spese della parte civile sono dichiarate al definitivo. Si precisa che, in caso di nuova condanna in sede di rinvio, il giudice non potrà infliggere una pena superiore a quella determinata nella sentenza annullata.
Norme richiamate
Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017 (Troise)
Principio secondo cui il giudice d'appello che riformi in senso assolutorio una condanna di primo grado non è obbligato a ripetere l'istruzione dibattimentale, ma deve fornire una motivazione puntuale e adeguata, riassumendo se necessario la prova dichiarativa decisiva; la Corte ha richiamato tale principio per valutare l'insufficiente motivazione dell'appello
art. 393 c.p.
Richiamato dal ricorrente in relazione alla possibile configurazione dell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la questione è stata sollevata come profilo che incide sulla qualificazione dell'azione estorsiva e sulla prescrizione, ma la Suprema Corte ha rimesso la valutazione al giudice del rinvio
Massime di principio
- Se la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna di primo grado deve fornire una motivazione completa e razionale che spieghi specificamente perché abbia disatteso elementi di prova decisivi (perizie, consulenze di parte, risultati di consulenti della pubblica accusa); in mancanza, la decisione può essere annullata per vizio di motivazione
- Il giudice non può alterare la fattispecie addebitata rispetto al capo di imputazione in modo da configurare una diversa causalità o diverso elemento dell'ingiusto profitto, perché ciò lede il principio di correlazione tra accusa e sentenza e il diritto di difesa; cambiamenti sostanziali richiedono che l'imputato sia messo in condizione di difendersi adeguatamente
- La revoca di misure civili (es. provvisionale) da parte del giudice d'appello deve essere motivata specificamente e non può fondarsi su valutazioni generiche o non supportate dagli atti processuali
- La valutazione dell'attendibilità delle dichiarazioni della vittima non può basarsi su giudizi apodittici non riscontrati da altri elementi probatori; se il giudice d'appello ritiene frazionata o insufficiente la prova dichiarativa deve riassumerne i passaggi decisivi per giustificare la diversa conclusione
- In caso di annullamento con rinvio il giudice del rinvio deve osservare i limiti stabiliti dalla Cassazione (tra cui il divieto di infliggere pena più grave di quella risultante dalla decisione annullata)
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