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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36051/2023 del 29/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso articolava molteplici censure: (i) vizio di motivazione e mancanza di riscontri idonei per la condanna per il tentato omicidio di Luigi Spennato e per i reati connessi di detenzione/porto abusivo di armi (capo B e B1), contestando il valore attribuito al noleggio dell'auto e alle dichiarazioni di Montedoro; (ii) vizio di motivazione sulla ricostruzione del tentato omicidio di Antonio Amin Afendi (capo D/D1), in particolare sul numero degli aggressori; (iii) insufficienza probatoria e carenza di motivazione quanto alla partecipazione all'associazione di tipo mafioso capeggiata da Montedoro (capo A), lamentando l'assenza di prova di un ruolo dinamico e stabile di Moscara; (iv) carenza di elementi per ritenere l'associazione armata; (v) insufficiente prova dell'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (capo C) e delle cessioni contestate (capo C1), nonché mancata corretta qualificazione dei fatti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990; (vi) doglianze sull'applicazione dell'aggravante ex art. 416-bis.1 cod. pen. ai reati connessi (capo B1); (vii) contestazione dell'applicazione della recidiva e della determinazione del trattamento sanzionatorio e del diniego delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte e rigettato per il resto. Precisamente: (a) ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al riconoscimento dell'aggravante ex art. 416-bis.1 cod. pen. in relazione ai reati relativi al capo B1 (cioè l'aggravante è stata esclusa per questi reati); (b) ha annullato con rinvio per nuovo giudizio l'affermazione di responsabilità relativa al capo A (partecipazione all'associazione di tipo mafioso), rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Lecce; (c) ha rigettato nel resto il ricorso: sono quindi confermate le condanne per i reati di tentato omicidio (capo B e capo D), per i connessi reati di detenzione/porto abusivo di armi (salvo l'esclusione dell'aggravante su B1), per i reati E, F, G e per i reati relativi al traffico di stupefacenti (capo C e C1) come valutati dai giudici di merito; (d) ha condannato il ricorrente alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalla parte civile Luigi Spennato. Alcune questioni sanzionatorie (misura della pena, diniego delle attenuanti generiche, eventuale incidere della recidiva) sono state dichiarate assorbite o rinviate in ragione dell'annullamento con rinvio del capo A e potranno essere riesaminate in sede di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (menzione come art. 416-bis.1 nella sentenza)

    La Corte ha valutato l'applicabilità dell'aggravante collegata alla partecipazione ad associazione mafiosa: ha escluso l'aggravante rispetto ai reati strumentali connessi al tentato omicidio (capo B1) quando la dinamica del fatto è stata ritenuta non inserita nelle dinamiche associative; tuttavia la questione circa la sussistenza dell'associazione mafiosa (capo A) è stata ritenuta non adeguatamente motivata e rinviata

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    La Corte ha richiamato la necessità di adeguata motivazione per distinguere tra episodi di piccolo spaccio e condotte riconducibili a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; ha ritenuto sufficienti elementi indiziari (intercettazioni, geolocalizzazioni, frequentazioni notturne di luoghi di preparazione) per confermare la partecipazione dell'imputato al sodalizio di droga

  • Sez. U, n. 36958 del 27/05/2021 (Rv. 281889) - giurisprudenza

    Richiamato il principio secondo cui la partecipazione all'associazione di tipo mafioso richiede prova di stabile inserimento e di 'attivazione fattiva' in favore del sodalizio: la Corte ha ritenuto che la sentenza di merito mancasse di motivare adeguatamente tale aspetto in relazione a Moscara, giustificando il rinvio sul capo A

  • norme sulla recidiva (cod. pen.)

    La Corte ha confermato che l'applicazione della recidiva deve essere adeguatamente motivata in rapporto ai precedenti e alla distanza temporale; tuttavia i giudici di merito avevano spiegato il collegamento con precedenti specifici in materia di stupefacenti, ed il motivo è stato ritenuto infondato

Massime di principio

  • La qualificazione di un reato come riconducibile all'associazione mafiosa richiede prova non solo delle attività illecite, ma di un inserimento stabile e di un contributo dinamico e 'messo a disposizione' dell'agente a favore del sodalizio; semplici collegamenti o partecipazioni a singoli fatti criminosi non bastano
  • Elementi logistici apparentemente marginali (es. noleggio di un'auto) possono costituire riscontro indiziario valido se adeguatamente collegati ad altri fatti oggettivi (rinvenimento di documenti, residui di polvere da sparo, movimenti telefonici, dichiarazioni di terzi) e motivati nel loro significato probatorio
  • L'impiego di più armi e la natura degli strumenti (fucili ingombranti) sono indizi che, se coerenti con il contesto investigativo, possono sostenere la ricostruzione della pluralità di esecutori anche quando alcune comparazioni antropometriche appaiano incerte
  • Se i giudici di merito escludono un'aggravante con motivazione precisa per il reato principale, è ragionevole che la medesima esclusione possa estendersi ai reati strumentali collegati, salvo adeguata spiegazione contraria
  • La valutazione della recidiva e della quantificazione della pena deve tenere conto della gerarchia delle imputazioni: l'annullamento del reato 'più grave' può assorbire o modificare le scelte sanzionatorie e le valutazioni sulle attenuanti
  • La Corte di Cassazione interviene a sindacare la motivazione: i giudici di merito devono descrivere chiaramente i nessi logici che collegano elementi indiziari alla responsabilità e al ruolo associativo dell'imputato; in mancanza, la Cassazione può annullare e rinviare per nuovo giudizio

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