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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9041/2024 del 01/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto, ai sensi dell'art. 56-bis legge 689/1981 e delle disposizioni del d.lgs. 150/2022, la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità; la Corte d'appello di Torino, in funzione di giudice dell'esecuzione, rigettò l'istanza ritenendo prevalente la gravità dei fatti (plurimi episodi di falsificazione e uso indebito di fuel card, non integrale risarcimento alle parti offese) e valutando insufficienti le sole dichiarazioni di disponibilità di enti fornite dall'istante. In ricorso per cassazione il condannato lamentava il mancato utilizzo dei poteri istruttori ex art. 545-bis c.p.p., l'assenza di un giudizio prognostico sui presupposti dell'art. 58 legge 689/1981 (in particolare sul rischio di inadempimento e sulla recidiva) e la disattesa del criterio rieducativo introdotto dalla riforma (cd. riforma Cartabia). La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso perché l'ordinanza impugnata forniva una motivazione incompleta, ancorata esclusivamente alla gravità dei fatti passati, senza effettuare la valutazione prognostica richiesta dai parametri dell'art. 133 c.p. e senza sfruttare gli opportuni poteri istruttori per accertare la condotta post delictum e l'idoneità della misura sostitutiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'appello di Torino per nuovo esame. La Corte ha richiamato i criteri applicativi: art. 95 d.lgs. 150/2022 (requisiti procedurali di ammissibilità), art. 58 legge 689/1981 (necessità di una prognosi positiva circa l'osservanza delle prescrizioni e la prevenzione del pericolo di recidiva), l'obbligo per il giudice dell'esecuzione di operare una valutazione discrezionale ancorata ai parametri dell'art. 133 c.p. (personalità del condannato, modalità del fatto, condotta post delictum, condizioni di vita), e l'uso degli strumenti istruttori ex art. 545-bis c.p.p. per acquisire gli elementi necessari. In concreto il provvedimento è stato annullato per carenza motivazionale e per omissione del giudizio prognostico; la Corte dovrà riesaminare la domanda tenendo conto di tali criteri e motivando compiutamente.

Norme richiamate

  • art. 56-bis legge n. 689 del 1981

    Norma richiamata come base per la sostituzione della pena detentiva con misure alternative quali il lavoro di pubblica utilità; utilizzata dal ricorrente per formulare l'istanza di sostituzione.

  • art. 58 legge n. 689 del 1981

    Stabilisce i presupposti per l'applicazione delle pene sostitutive: devono essere idonee alla rieducazione e garantire la prevenzione del pericolo di nuovi reati; richiede una prognosi positiva sull'osservanza delle prescrizioni e consente il diniego se vi sono fondati motivi di inadempimento.

  • art. 95 d.lgs. n. 150 del 2022

    Definisce i requisiti di ammissibilità per la richiesta di applicazione delle nuove pene sostitutive (pena detentiva non superiore a quattro anni e procedimento pendente in Cassazione alla data di entrata in vigore del decreto).

  • art. 666 c.p.p.

    Procedura prevista per proporre l'istanza di applicazione della pena sostitutiva nel termine previsto dalla legge; richiamata come percorso formale per la domanda.

  • art. 545-bis c.p.p.

    Attribuisce al giudice dell'esecuzione poteri istruttori per acquisire elementi rilevanti nell'ambito dei procedimenti esecutivi; la Corte di Cassazione ha richiamato l'obbligo del giudice di attivarli quando necessari per formare il giudizio prognostico.

  • art. 133 c.p.

    Elenca i criteri per la determinazione della pena e per la valutazione della personalità del condannato (modalità del fatto, vita, condizioni personali ecc.); la Corte ha detto che la valutazione di ammissibilità della pena sostitutiva deve essere ancorata a questi parametri per svolgere il giudizio prognostico.

Massime di principio

  • La gravità del fatto è rilevante ma non può da sola impedire la valutazione della sostituibilità della pena: il giudice deve svolgere un giudizio prognostico complessivo basato sui criteri dell'art. 133 c.p.
  • Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di attivare i poteri istruttori ex art. 545-bis c.p.p. quando mancano elementi per una valutazione prognostica compiuta; il mero rigetto basato su quanto emerso nel processo penale senza integrazioni può essere annullato in Cassazione.
  • L'art. 58 legge 689/1981 richiede una prognosi positiva circa l'osservanza delle prescrizioni e la prevenzione della recidiva; il giudice può rifiutare la sostituzione solo con motivazione specifica che dimostri fondati motivi di inadempimento o pericolo di recidiva.
  • Il tempo trascorso tra i fatti e la decisione (condotta post delictum) è elemento rilevante nella valutazione rieducativa e nella prognosi: un lungo periodo senza ulteriori comportamenti criminosi può incidere in senso favorevole al richiedente.
  • Per aumentare le probabilità di successo di una richiesta di pena sostitutiva è opportuno documentare dettagliatamente: condotta post-condanna, iniziative risarcitorie o di riparazione, disponibilità concreta di enti per il lavoro di pubblica utilità, piani di adempimento delle prescrizioni e garanzie di osservanza.
  • Se il giudice non motiva adeguatamente il diniego o non compie il necessario accertamento istruttorio, la decisione è esposta a annullamento con rinvio per nuovo esame.

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