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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15263/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che lo ha ritenuto responsabile dei reati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale commessi quale amministratore unico della Full Line s.r.l. (fallita). Denuncia: 1) di essere stato una "testa di legno" con nomina formale ma senza effettive condotte fraudolente; le scritture contabili contestate sarebbero state già trattenute dal precedente amministratore e quindi non vi sarebbe stata sottrazione/distruzione da parte sua, con la conseguente qualificazione della fattispecie come bancarotta semplice e concessione delle circostanze attenuanti generiche; 2) eccessività della pena e mancata concessione delle attenuanti generiche (art. 133 c.p.) e mancanza di motivazione sulla durata delle pene accessorie fallimentari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Principali ragioni: il primo motivo è reiterativo e non specifico rispetto alla motivazione di merito; la Corte territoriale ha motivato in modo non evidentemente illogico la responsabilità del ricorrente valorizzando atti di amministrazione sostanziale (cessioni di rami d'azienda, mancato pagamento del debito tributario iniziato nel 2006, assenza di documentazione sul capitale sociale al fallimento) e ha correttamente inquadrato la condotta come bancarotta fraudolenta documentale. È stato richiamato il principio secondo cui l'amministratore anche formale ha l'obbligo diretto e personale di tenere e conservare le scritture contabili; pertanto la mancata consegna di scritture pregresse dal predecessore non scusa la responsabilità per le scritture successive all'assunzione della carica. Quanto al dolo, la Corte ha richiamato la distinzione tra sottrazione/distruzione (dolo specifico) e tenuta della contabilità in modo da ostacolare la ricostruzione (dolo generico). Sul piano sanzionatorio, il diniego delle circostanze attenuanti è stato ritenuto adeguatamente motivato, anche alla luce dei precedenti penali del ricorrente; la determinazione della durata delle pene accessorie è stata compiuta secondo i criteri dell'art. 133 c.p. e in conformità alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (Suraci). Esito processuale: ricorso dichiarato inammissibile, condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942 n. 267)

    art. 216, comma 1, n. 1 e n. 2; art. 219, comma 1 e 2, n. 1; art. 223

    Gli articoli sulle fattispecie di bancarotta documentale e patrimoniale sono stati applicati nella loro accezione che attribuisce responsabilità anche all'amministratore formale che ometta di conservare o renda impossibile la ricostruzione delle scritture contabili; sussistono due ipotesi alternative (sottrazione/distruzione con dolo specifico e tenuta fraudolenta con dolo generico).

  • Codice penale

    I criteri per la determinazione della pena sono stati applicati dal giudice del merito; la Corte di legittimità accerta che la motivazione del diniego delle circostanze attenuanti generiche è adeguata, potendo basarsi anche su precedenti penali come indici preponderanti di disvalore.

  • Codice di procedura penale

    art. 581, comma 1, lett. c); art. 606, comma 1, lett. e)

    Richiami alla necessità di specificità del motivo in cassazione: il ricorso deve enucleare il vizio denunciato confrontandosi con le ragioni decisorie di merito; vizio generico o reiterativo è inammissibile.

  • Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. con modificazioni dalla L. 18/12/2020 n.176)

    Riferimento procedurale per la richiesta di discussione orale: la mancata richiesta può essere oggetto di eccezione di inammissibilità (seppur la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile su altre basi).

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite

    sentenza n. 28910 del 28/02/2019 (Suraci)

    Precisazione che la durata delle pene accessorie, quando non fissata in misura determinata dalla legge, deve essere determinata concretamente dal giudice del merito in base ai criteri dell'art. 133 c.p.; la Corte di merito ha rispettato tale principio.

Massime di principio

  • L'amministratore formale di una società ha un obbligo diretto e personale di tenuta e conservazione delle scritture contabili: l'essere "testa di legno" non esclude automaticamente la responsabilità penale se è accertata la consapevolezza dello stato delle scritture e la loro assenza per il periodo di carica.
  • In Cassazione i motivi di ricorso devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi della sentenza impugnata; censure generiche o reiterative sono frequentemente dichiarate inammissibili.
  • La distinzione tra bancarotta documentale per sottrazione/distruzione (dolo specifico) e bancarotta per tenuta fraudolenta della contabilità (dolo generico) è cruciale: il tipo di dolo ricercato influenza l'onere probatorio e la qualificazione della condotta.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere motivato anche principalmente sui precedenti penali del condannato; per impugnare efficacemente il trattamento sanzionatorio occorre contestare specificamente la valutazione sul profilo della personalità e dei criteri di cui all'art. 133 c.p.
  • La determinazione della durata delle pene accessorie deve risultare da motivazione concreta secondo i criteri indicati dalla giurisprudenza di legittimità (es. Suraci); il giudice del merito ha ampia discrezionalità purché motivi la scelta.

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