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Sentenza

Sentenza n. 338/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l'accertamento dell’illegittima occupazione del fondo di proprietà della ricorrente e dell’illegittimità del silenzio inadempimento formatosi sulla domanda di acquisizione ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 ovvero sulla domanda di restituzione e conseguente risarcimento del danno;

Giustizia amministrativa201900651

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio CalabriaSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: Occupazione sine titulo di un fondo privato, silenzio dell’amministrazione sulla scelta tra restituzione e acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

La società ricorrente ha chiesto l’accertamento dell’illegittima occupazione di una particella di sua proprietà, nonché dell’illegittimità del silenzio serbato dal Comune sulle istanze dirette a ottenere la restituzione del fondo previa riduzione in pristino oppure l’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, con conseguente risarcimento o indennizzo. L’area era stata occupata temporaneamente nel 1995 per la realizzazione di una discarica, ma il termine dell’occupazione legittima era scaduto il 3 agosto 1996, con decorrenza dell’occupazione sine titulo dal 4 agosto 1996. Gli atti successivi della procedura espropriativa erano stati annullati con precedente sentenza del TAR e non era mai stato adottato un valido decreto di esproprio. Il Comune aveva continuato a detenere e trasformare irreversibilmente il fondo mediante viabilità, edifici, attrezzature sportive e sistemazione dell’ex discarica. La ricorrente ha dedotto violazione della l. 241/1990, violazione dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, eccesso di potere, mancato esercizio del potere e illegittimità dell’occupazione permanente. Nel corso del giudizio ha precisato di chiedere, in via alternativa, la restituzione e il risarcimento oppure l’acquisizione sanante e il pagamento delle somme dovute. Il Comune ha contestato la fondatezza del ricorso, sottolineando la discrezionalità della scelta tra restituzione e acquisizione.

La decisione

Il ricorso è stato accolto nei limiti precisati in motivazione. Il TAR ha accertato che l’occupazione è divenuta sine titulo dal 4 agosto 1996, poiché l’ordinanza del 1995 autorizzava l’occupazione soltanto per dodici mesi dalla notificazione, perfezionatasi il 3 agosto 1995, e non era intervenuto alcun valido decreto di esproprio. Ha quindi condannato il Comune, in via principale, a restituire i terreni nella piena disponibilità della proprietaria, previo ripristino dei luoghi nello stato originario e liberazione da persone e cose. Il Comune può tuttavia evitare la restituzione optando, nell’esercizio della propria discrezionalità, per l’acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001; la valutazione compete esclusivamente al Consiglio comunale. L’amministrazione deve effettuare tale scelta e porre in essere gli adempimenti conseguenti entro novanta giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per l’occupazione sine titulo il Comune è stato condannato a risarcire il danno mediante corresponsione dei frutti civili, quantificati negli interessi legali compensativi sul valore del bene all’inizio dell’occupazione illegittima, pari a euro 238.000,00 secondo la CTU, con rivalutazione annuale ISTAT fino alla restituzione e ulteriori interessi legali dalla pubblicazione della sentenza. Il TAR ha escluso di poter predeterminare l’indennizzo spettante in caso di futura acquisizione ex art. 42-bis, rilevando che le relative controversie indennitarie appartengono alla giurisdizione ordinaria. Le somme eventualmente già corrisposte alla proprietaria dovranno essere detratte. Sono state poste a carico del Comune le spese di lite, pari a euro 2.000,00 oltre accessori e contributo unificato, nonché le spese delle CTU.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    sanare la situazione di illecito venutasi a creare mediante acquisizione del bene al patrimonio dell’autorità che lo utilizza per scopi di interesse pubblico, con corresponsione dell’indennizzo previsto dalla norma

    L’acquisizione sanante costituisce un’opzione discrezionale dell’amministrazione, esercitabile per evitare la restituzione del bene previa valutazione delle prevalenti ragioni di interesse pubblico e nel rispetto degli adempimenti e dei parametri indennitari previsti dalla norma.

  • art. 34, comma 4, c.p.a.

    Consente al giudice amministrativo di pronunciare una condanna risarcitoria individuando i criteri ai quali l’amministrazione deve attenersi nella successiva quantificazione delle somme dovute.

  • art. 67 c.p.a.

    È stato utilizzato per disporre e rinnovare la consulenza tecnica d’ufficio necessaria alla stima del valore del terreno e alla determinazione dei criteri risarcitori.

  • art. 42, comma 2, lett. l), d.lgs. 267/2000

    Il potere di adottare il provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 è ricondotto alla competenza del Consiglio comunale.

  • art. 30 c.p.a.

    La tutela risarcitoria per l’occupazione illegittima è riconosciuta mediante il ristoro del danno patrimoniale derivante dalla privazione del godimento del bene.

Massime di principio

  • Quando gli atti della procedura espropriativa sono annullati o non si concludono con un valido e tempestivo decreto di esproprio, la scadenza del termine dell’occupazione legittima determina un’occupazione sine titulo, con illecito permanente e obbligo dell’amministrazione di ricondurre la situazione di fatto a quella di diritto.
  • In presenza di un bene privato illegittimamente occupato e trasformato, l’obbligo principale dell’amministrazione è la restituzione previa riduzione in pristino e il risarcimento del danno; tale restituzione può essere evitata soltanto mediante l’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001.
  • La scelta tra restituzione del bene e acquisizione sanante è discrezionale e spetta all’amministrazione, ma deve essere concretamente esercitata entro il termine assegnato dal giudice; l’adozione dell’acquisizione sanante compete al Consiglio comunale quando l’atto rientra nella competenza prevista dall’art. 42, comma 2, lett. l), d.lgs. 267/2000.
  • Nel caso di restituzione del bene previa riduzione in pristino, il danno da occupazione illegittima può essere quantificato negli interessi legali compensativi sul valore venale del bene riferito all’inizio dell’occupazione sine titulo, con rivalutazione annuale fino alla restituzione e successivi interessi legali sulla somma rivalutata.
  • Il valore del bene utilizzato come base per il risarcimento da occupazione illegittima deve essere riferito al momento iniziale dell’occupazione sine titulo e non al valore attuale derivante dalle trasformazioni urbanistiche o dalle opere realizzate dall’amministrazione.
  • Le controversie relative alla quantificazione dell’indennizzo dovuto in caso di futura acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 appartengono alla giurisdizione ordinaria; il giudice amministrativo, nella sentenza che impone all’amministrazione di scegliere tra restituzione e acquisizione, non predetermina l’importo dell’indennizzo acquisitivo.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteDecreto di esproprio e procedimentoTermini del procedimento e silenzioDanno da provvedimento illegittimo
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcedimento amministrativoResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaRiparto di giurisdizioneRisarcimento del danno da attività amministrativa

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