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Cassazione Penale, Ordinanza n. 02023/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per evasione. Ha dedotto: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato avviso circa la possibile applicazione di una pena sostitutiva ai sensi dell'art. 545-bis c.p.p.; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per l'esclusione della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., sostenendo che la Corte territoriale non avrebbe adeguatamente considerato il comportamento successivo al reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non consentito perché l'interessato non aveva formulato in appello alcuna richiesta di pena sostitutiva, neppure nelle conclusioni, pur potendo farlo. Ha ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato, osservando che il ricorrente si era limitato a richiamare il comportamento successivo al fatto senza spiegare la sua rilevanza né confrontarsi criticamente con gli ulteriori elementi valorizzati dalla Corte d'appello per escludere la particolare tenuità del fatto. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 385 c.p.

    Norma incriminatrice per il reato di evasione, la cui condanna è stata confermata in appello e non è stata oggetto di rivisitazione nel merito in cassazione.

  • art. 545-bis c.p.p.

    La doglianza sull'omesso avviso relativo alla possibile applicazione di una pena sostitutiva non è proponibile se l'imputato non ha avanzato in appello alcuna specifica richiesta in tal senso, neppure nelle conclusioni.

  • art. 95 d.lgs. n. 150 del 2022

    È richiamato per affermare che la richiesta di pena sostitutiva poteva essere formulata in appello.

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto può essere esclusa sulla base di una valutazione complessiva degli elementi del caso; la censura è inammissibile se non confuta criticamente gli elementi valorizzati dai giudici di merito.

  • art. 385 c.p.p.

    Non citato nel testo.

  • art. 616 c.p.p.

    Non citato espressamente, ma il provvedimento applica la conseguenza legale dell'inammissibilità, con condanna alle spese e alla somma in favore della Cassa delle ammende.

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    È richiamata per giustificare la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in assenza di elementi che escludano la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La censura relativa all'omesso avviso sulla possibilità di chiedere una pena sostitutiva non è deducibile in cassazione se la difesa non ha previamente formulato in appello una richiesta specifica di applicazione della pena sostitutiva.
  • La doglianza contro il diniego della particolare tenuità del fatto deve confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della sentenza impugnata e con tutti gli elementi valorizzati dal giudice di merito; il mero richiamo a un singolo dato, come il comportamento successivo al reato, è insufficiente.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende, salvo che emerga assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieEvasioneImpugnazioniCause di non punibilità
RamiReati contro l'amministrazione della giustiziaProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

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