Cassazione Penale, Sentenza n. 50493/2023 del 19/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente, proprietaria del carrello di traino per trasporto cavalli targato XA860DG, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Agrigento che aveva rigettato l'appello volto al dissequestro e alla restituzione del bene. Il carrello era stato sottoposto a sequestro preventivo ex art. 321, comma 1, c.p.p., in relazione al reato contestato provvisoriamente a Giacinto Ferro (art. 544‑quinquies c.p.) per presunta organizzazione e partecipazione a una gara clandestina di cavalli. La ricorrente ha sostenuto di essere estranea al reato e in buona fede: aveva affidato il mezzo all'indagato (amico del suo fidanzato) solo due giorni prima dell'evento, mentre ella era fuori dalla Sicilia, esclusivamente per custodia; il mezzo era privo di assicurazione e revisione; sul carrello erano presenti stampe personalizzate riconducibili a un altro soggetto non indagato ("Ferro Mario"). Denuncia violazione di legge e difetto di motivazione per avere il giudice confermato il sequestro senza valutare adeguatamente la sua buona fede e gli elementi probatori a favore della ricorrente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, perciò, inammissibile. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 325 c.p.p., il ricorso contro una misura cautelare reale è ammissibile solo per violazione di legge; non è sindacabile in cassazione la manifestissima illogicità della motivazione se il ricorso è limitato a tale vizio e non a quelli previsti dall'art. 606 c.p.p., lett. e). La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale adeguata: il giudice di merito ha indicato elementi fattuali idonei a dimostrare la disponibilità materiale del bene da parte dell'indagato (messa a disposizione del carrello a terzi per periodo indeterminato, apposizione di stampe "Ferro Mario", ubicazione del mezzo), e ne ha desunto il possesso uti dominus trasferito dalla proprietaria a terzi. Inoltre, trattandosi di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. (finalizzato a evitare che la libera disponibilità della cosa aggravi o prolunghi le conseguenze del reato o agevoli ulteriori reati), la sola buona fede del terzo proprietario non è sufficiente a escludere il vincolo se sussiste un concreto collegamento tra la cosa e il reato. Per questi motivi la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Casa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 321, comma 1, cod. proc. pen.
Consente il sequestro preventivo di cose pertinenti al reato quando la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolare la commissione di altri reati. La Corte conferma che tale sequestro può colpire anche cose di proprietà di terzi in buona fede se esiste un collegamento tra la cosa e il reato.
art. 544‑quinquies cod. pen.
Norma che punisce l'organizzazione e la partecipazione a gare clandestine di cavalli; è il reato contestato, in via provvisoria, all'indagato rispetto al quale è stato disposto il sequestro del carrello.
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Stabilisce le ipotesi di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali: la Corte ricorda che tale ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di legge, limitando il sindacato di merito sulle motivazioni e sugli accertamenti fattuali.
art. 606, lett. e), cod. proc. pen.
Riguarda il motivo di ricorso per cassazione relativo alla manifestità dell'illogicità della motivazione; la Corte osserva che, se il ricorso è riferito solo alla violazione di legge, non è sindacabile la manifestissima illogicità se non dedotta con il relativo motivo specifico.
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Imposta l'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la Corte distingue tra mancanza assoluta o apparente della motivazione (che integra violazione di legge) e difetti logici non rilevabili se il ricorso è limitato alla violazione di legge.
art. 616, cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese e il versamento di una somma a favore della Casa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso: la Corte ha disposto il pagamento di euro 3.000,00.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è ammesso principalmente per violazione di legge; le doglianze che attengono alla logica o alla valutazione di merito degli elementi probatori sono in larga parte non sindacabili se non dedotte nelle forme previste (art. 606 c.p.p.).
- La carenza o l'apparenza della motivazione integra una violazione di legge solo quando manca un riconoscibile apparato argomentativo o quando la motivazione è del tutto generica; una motivazione puntuale e riferita a specifici elementi istruttori è sufficiente per superare il controllo di legittimità.
- Il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. può essere disposto anche su beni di terzi, anche in buona fede, quando la libera disponibilità del bene risulti idonea a protrarre o aggravare le conseguenze del reato o a favorire ulteriori illeciti: la prova dell'assenza di collegamento tra cosa e reato grava sul terzo proprietario.
- Nel giudizio di riesame non è consentito effettuare un accertamento anticipato della responsabilità penale: il giudice del riesame valuta l'idoneità degli elementi a giustificare la misura cautelare, non l'esito finale del procedimento penale.
- Indici fattuali come la personalizzazione del bene (es. stampe), la sua messa a disposizione a terzi per periodi indeterminati, la sua ubicazione e l'uso concreto possono essere ritenuti idonei a provare la disponibilità materiale del bene e giustificare il mantenimento del sequestro contro il proprietario terzo.
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