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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36889/2025 del 12/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 13/03/2025 che confermava parzialmente il sequestro preventivo, lamentando: (i) vizio di motivazione per manifesta illogicità perché i giudici avrebbero fondato la decisione solo sulla consulenza del Pubblico Ministero senza confrontarla con la consulenza di parte e la relazione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (che avrebbero riscontrato un valore THC inferiore a "1°/0" e assenza di effetti psicoattivi); (ii) vizio di motivazione per manifesta illogicità nella valutazione del "periculum in mora", nonostante la buona fede dell'imprenditrice agricola, l'assenza di precedenti e il rispetto delle autorizzazioni amministrative.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché articolato su motivi non consentiti in sede di legittimità (massime doglianze sulla motivazione/illogicità non impugnabili in Cassazione ai sensi dell'art. 325 c.p.p.). Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale non fosse assente né meramente apparente e abbia esposto un iter argomentativo intellegibile. Ha richiamato il principio secondo cui per il sequestro preventivo è sufficiente il "fumus commissi delicti" (standard meno rigoroso rispetto alle misure personali) e ha applicato la giurisprudenza "Castignani" secondo cui la commercializzazione di derivati dalla cannabis sativa L. a basso contenuto di THC può integrare il fatto illecito (salvo usi esclusivamente industriali/fibre). Ha altresì ritenuto corretta la valutazione del pericolo di reiterazione. Ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 4

    art. 73, comma 4, d.P.R. del 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma penale contestata: la corte ha considerato applicabile la disciplina incriminatrice ai casi di commercializzazione di derivati della cannabis, anche a basso THC, secondo l'interpretazione giurisprudenziale richiamata.

  • Legge 2 dicembre 2016 n. 142, art. 2, comma 2

    art. 2, comma 2, della legge 2 dicembre 2016 n. 142

    Richiamata come riferimento normativo relativo alla disciplina della coltivazione/commercializzazione della canapa; la Corte ha ritenuto che la violazione contestata possa sussistere anche per prodotti a basso THC salvo eccezioni per usi industriali.

  • Codice di procedura penale, art. 325

    articolo 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti dell'impugnazione in Cassazione dei provvedimenti cautelari (si può dedurre solo la violazione di legge e non il vizio di motivazione).

  • Codice di procedura penale, art. 606, lett. e

    lett. e) dell'art. 606 cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso specifico per la cassazione relativo alla manifesta illogicità della motivazione: la Corte osserva che l'illogicità manifesta è deducibile solo con questo specifico motivo e non come vizio generico.

  • Codice di procedura penale, art. 273

    Richiamato per distinguere lo standard probatorio delle misure personali (grave probabilità di colpevolezza) dallo standard meno rigoroso richiesto per il sequestro preventivo (fumus).

  • Sentenza Sezioni Unite "Castignani" (n. 30475/2019)

    sent. 30475 del 30/05/2019, PTM/Castignani, Rv 275956

    Giurisprudenza di riferimento: la commercializzazione di derivati della cannabis sativa L. anche con basso contenuto di THC può integrare la fattispecie incriminatrice, salvo la vendita di canapa destinata esclusivamente a fibre o altri usi industriali.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Corte cost., sent. n 186 del 2000

    Richiamata in relazione alla valutazione della colpa del ricorrente nella determinazione delle conseguenze economiche della inammissibilità; la Corte ha ritenuto non assente la colpa e ha disposto la condanna alla somma verso la Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In Cassazione contro provvedimenti di sequestro preventivo si possono dedurre solo questioni di violazione di legge (art. 325 c.p.p.); i profili meramente motivazionali di illogicità/manifesta contraddittorietà sono inammissibili salvo che la motivazione sia del tutto assente o meramente apparente.
  • Per il sequestro preventivo lo standard probatorio è il "fumus commissi delicti": non è richiesta la prova piena né il grado di indizi richiesto per misure personali, ma indizi sufficienti a rendere credibile l'impostazione accusatoria allo stato degli atti.
  • Le consulenze tecniche che dimostrano un basso contenuto di THC possono non essere decisive se la giurisprudenza interpreta la commercializzazione dei derivati della cannabis come potenzialmente illecita (salvo usi industriali/fibrati); è importante contestualizzare tecnicamente e giuridicamente gli accertamenti.
  • Il periculum in mora deve essere concreto e attuale: il giudice valuterà se sussiste un rischio reale di prosecuzione dell'attività illecita o una concreta possibilità di confisca, ma questa valutazione rientra nella normale discrezionalità del giudice del riesame se adeguatamente motivata.
  • Impugnazioni basate su diversa valutazione dei fatti o affidate a contestazioni motivazionali devono essere formulate con i rimedi processuali appropriati (es. motivi previsti dall'art. 606 c.p.p.) e non confusi con questioni di diritto in sede di legittimità.
  • Chi propone ricorsi manifestamente infondati o inammissibili rischia la condanna alle spese e sanzioni economiche (come la somma alla Cassa delle ammende); è pertanto consigliabile una valutazione preventiva del corretto inquadramento del motivo di gravame.

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