Sentenza n. 745/2026 - Bologna, Sezione 1
per l'annullamento -del provvedimento emesso dalla Prefettura di Bologna del 12 agosto 2025, notificato in pari data, codice pratica n. P-BO/L/N/2025/105681, con il quale lo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura di Bologna ha rigettato l’istanza di conversione del permesso di soggiorno per motivi di tirocinio in motivi di lavoro subordinato; -di ogni atto presupposto, connesso e/o consequenziale in relazione ai profili che saranno di seguito specificati.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di conversione del permesso di soggiorno per motivi di tirocinio in permesso di soggiorno per lavoro subordinato
Esito
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego con cui lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura di Bologna aveva respinto l'istanza di conversione del permesso di soggiorno per tirocinio in titolo per lavoro subordinato, motivando il rigetto con l'interruzione del tirocinio in data 30 aprile 2025. Ha dedotto l'irragionevolezza del diniego, sostenendo che non fosse sufficiente fondarlo sulla sola interruzione del tirocinio prima della presentazione della domanda di nulla osta alla conversione. Ha inoltre evidenziato la regolare sottoscrizione del contratto di lavoro e l'ammissione dell'errore da parte del datore di lavoro. In sede cautelare, il TAR aveva ordinato il riesame della posizione, anche in contraddittorio con la ricorrente e con l'ente di formazione, valutando la possibile riattivazione del tirocinio o altra soluzione idonea a valorizzare l'attività lavorativa già svolta e a verificare la sussistenza dei requisiti per un titolo di soggiorno che consentisse la prosecuzione dell'attività lavorativa regolare.
La decisione
Nel corso dell'udienza pubblica la ricorrente ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, insistendo per la condanna dell'Amministrazione alle spese. Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., senza esaminare nel merito i vizi dedotti contro il diniego. Le spese sono state compensate, ritenendo sussistenti giustificati motivi in considerazione della circostanza, non contestata, che la ricorrente non aveva portato a termine il tirocinio, elemento che l'Amministrazione non poteva trascurare alla luce dell'art. 14, comma 6, d.P.R. n. 394/1999.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
La dichiarazione della ricorrente ha determinato la cessazione della materia del contendere, dichiarata dal giudice con sentenza definitiva.
art. 14, comma 6, d.P.R. n. 394/1999
La disposizione è richiamata per giustificare la rilevanza dell'interruzione o mancato completamento del tirocinio nella valutazione amministrativa della domanda di conversione del titolo di soggiorno.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio, viene meno la situazione di contrasto tra le parti e il ricorrente dichiara la cessazione della materia del contendere, il giudice amministrativo deve dichiarare tale cessazione ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., senza pronunciarsi sui motivi di illegittimità dedotti contro l'atto impugnato.
- Nella valutazione di una domanda di conversione di un permesso di soggiorno per tirocinio in permesso per lavoro subordinato, l'Amministrazione non può trascurare la circostanza del mancato completamento del tirocinio, rilevante ai sensi dell'art. 14, comma 6, d.P.R. n. 394/1999.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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