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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8141/2024 del 26/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorsi per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Venezia del 16/12/2022 che aveva in parte riformato la sentenza del Tribunale di Padova, riqualificando numerosi capi nel reato previsto dall'art. 4 del D.Lgs. 74/2000, assorbendo altri capi e rideterminando le pene. I ricorrenti contestavano vizi di motivazione relativi alla mancata indicazione del contributo criminoso specifico (ruolo di prestanome vs partecipazione consapevole), la mancanza del dolo specifico richiesto per il reato tributario, travisamento delle dichiarazioni del principale Pomaro, e la determinazione del trattamento sanzionatorio, in particolare gli aumenti per continuazione e l'eventuale violazione del divieto di reformatio in pejus dopo la riqualificazione in melius.

La decisione

Esito differenziato: 1) Silvestri Vincenzo: ricorso rigettato; condanna al pagamento delle spese. 2) Zecchinato Mario: annullamento senza rinvio limitatamente all'aumento di pena per la continuazione; aumento fissato in mesi 2; pena complessiva rideterminata in mesi 6 e giorni 20 di reclusione; il resto del ricorso è rigettato. 3) Baratella Marco: annullamento senza rinvio limitatamente all'aumento di pena relativo al capo 17 (art. 2621 c.c.), aumento eliminato; pena complessiva rideterminata in mesi 5 e giorni 10 di reclusione; il resto del ricorso è rigettato. 4) Pomaro Floriano: annullamento con rinvio limitatamente agli aumenti di pena per la continuazione interna; rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Venezia per nuovo giudizio sul punto; il resto del ricorso è rigettato. La Corte ha respinto in gran parte i motivi che impugnavano la fondatezza delle responsabilità, richiamando il principio della doppia conforme e il quadro probatorio che evidenziava partecipazione consapevole e fattiva (sottoscrizione dichiarazioni, coinvolgimento nelle verifiche fiscali, utilizzo del cash pooling). In alcuni punti di determinazione della pena e assorbimento di capi la Corte di Cassazione ha invece ravvisato errori e ha corretto o rinviato i profili sanzionatori come sopra indicato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 74/2000 art. 4

    Riqualificazione dei reati in dichiarazione infedele; la Corte ha confermato l'applicabilità dell'art. 4 ai fatti e lo ha utilizzato per ridurre taluni capi, valutando la responsabilità degli amministratori formali quando esistono poteri o possibilità di ingerenza (sottoscrizione dichiarazioni, azioni gestionali).

  • D.Lgs. 74/2000 art. 3

    Richiamato in combinato con l'art. 4 per la determinazione del quadro normativo e per la valutazione delle conseguenze della riqualificazione sulla cornice edittale.

  • Codice Civile art. 2621

    Delitto di false comunicazioni sociali; la Corte di appello aveva ritenuto questi reati assorbiti nella dichiarazione infedele in alcuni capi; la Cassazione ha annullato senza rinvio per Baratella limitatamente all'aumento riferito a quel capo, ritenendo incongruenza tra motivazione e dispositivo.

  • Codice di procedura penale art. 606 comma 1 lett. b, c, e

    Norme che indicano i motivi per il ricorso in Cassazione (vizi di motivazione, violazione di legge). I ricorrenti hanno dedotto motivi ex artt. citati; la Corte ne ha esaminati alcune come infondate e altre fondate parzialmente.

  • Codice di procedura penale art. 620 lett. i

    Potere della Cassazione di annullare senza rinvio e di rideterminare la pena quando la doglianza riguarda solo la determinazione del trattamento sanzionatorio; utilizzata per rideterminare la pena di Zecchinato e Baratella nelle parti relative agli aumenti.

  • Codice Penale art. 81 comma capoverso

    Regola sulla continuazione e sulle modalità di aumento della pena; la Corte ha valutato la congruità degli aumenti e ha disposto rinvio o correzione quando la motivazione sugli aumenti risultava carente o mancante.

  • Principio giurisprudenziale: doppia conforme

    Quando primo e secondo grado formano un unico complesso motivazionale coerente, la Cassazione limita il sindacato sui fatti e sulla valutazione delle prove; è stato applicato per rigettare numerose censure che riproponevano argomentazioni già esaminate.

Massime di principio

  • Quando le sentenze di primo e secondo grado sono conformi e si richiamano reciprocamente, la Corte di cassazione esercita un sindacato limitato: censure generiche o riproposizioni di fatti già valutati difficilmente ottengono accoglimento.
  • Il prestanome in reati tributari non è automaticamente responsabile: la responsabilità sussiste se esistono poteri o possibilità di ingerenza concreti (es. sottoscrizione di dichiarazioni, partecipazione a operative societarie); la semplice veste formale può non bastare.
  • La riqualificazione in melius non autorizza la reformatio in pejus sulla determinazione della pena: se dall'originaria qualificazione alla più lieve deriva una diversa cornice edittale, gli aumenti per continuazione vanno riconsiderati e motivati chiaramente.
  • La determinazione degli aumenti per continuazione deve essere esplicitata e motivata; la mancata o contraddittoria motivazione su questo profilo può comportare annullamento parziale e, se possibile, rideterminazione della pena da parte della Cassazione ai sensi dell'art. 620 c.p.p.
  • Critiche basate su omissioni valutative non decisivi per l'annullamento: solo omissioni o incongruenze chiaramente decisive sulla compattezza dell'impianto probatorio possono determinare l'accoglimento del ricorso per cassazione.

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