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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23101/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

i ricorrenti contestavano l'esistenza di un contrasto di giudicati tra una precedente decisione assolutoria e altre pronunce favorevoli all'imputazione, deducendo l'inconciliabilità dei giudicati ai sensi della revisione. In particolare si lamentava che la sentenza assolutoria potesse essere incompatibile con decisioni che avevano dato rilievo a dichiarazioni ritenute in altro rito processuale. Veniva anche insinuata, nella ricostruzione dei ricorrenti, l'ipotesi che l'assoluzione poggiasse su prove artefatte o comunque su una valutazione non coerente dei fatti.

La decisione

i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto che non sussistesse alcuna inconciliabilità ontologica tra le decisioni: la divergenza di esito dipendeva dal diverso apprezzamento della prova dichiarativa in riti diversi (processo a prova contratta vs dibattimento), cioè da un conflitto valutativo e non da una contraddizione sui fatti storici. La Corte ha inoltre osservato che non è indicata la falsità delle prove nella decisione assolutoria. Perciò le censure dei ricorrenti sono manifestamente infondate. In applicazione dell'art. 616 c.p.p. la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 630 cod. proc. pen., comma 1, lett. a)

    l'art. 630 è richiamato per precisare che l'inconciliabilità rilevante ai fini della revisione deve riguardare fatti storici negati in un caso e riconosciuti nell'altro; non basta un diverso apprezzamento probatorio dovuto al diverso rito processuale

  • art. 616 cod. proc. pen.

    la norma è stata applicata per condannare le parti private che hanno proposto ricorso dichiarato inammissibile al pagamento delle spese e, ravvisando profili di colpa, alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Il contrasto tra decisioni adottate in riti diversi (es. processo a prova contratta vs dibattimento) spesso riflette una diversa utilizzazione e valutazione della prova dichiarativa e non costituisce di per sé un'inconciliabilità ontologica dei fatti.
  • Per rilevare inconciliabilità ai fini della revisione occorre che in un giudicato i fatti storici siano effettivamente negati e nell'altro riconosciuti; non basta la divergenza di valutazione probatoria o del coefficiente di credibilità delle dichiarazioni.
  • Nelle fattispecie associative è essenziale distinguere tra il riconoscimento/negazione dei fatti storici (rapporti personali, condotte concrete, commissione di reati espressivi del programma criminoso) e la valutazione giuridica sovrastrutturale dell'esistenza dell'associazione: solo il primo profilo può generare inconciliabilità rilevante.
  • Se l'assoluzione si fonda sulla carenza di riscontro delle dichiarazioni di collaboratori o testimoni, ciò configura una diversa valutazione della prova e non implica automaticamente che la sentenza sia basata su prove false.
  • Chi propone ricorso per presunta inconciliabilità deve documentare concretamente la contraddizione fattuale; l'assenza di tale dimostrazione espone al rischio di inammissibilità e a sanzioni per spese e ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Testo integrale

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