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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4311/2022 del 07/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli; la Settima sezione aveva dichiarato il ricorso inammissibile il 09/07/2019. Successivamente è pervenuta comunicazione dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che l'imputato era deceduto nell'11/02/2019, antecedente alla pronuncia giurisdizionale. Si è quindi valutata la conseguenza del decesso sull'azione penale e sulla validità della sentenza, con ricorso agli istituti di correzione degli errori materiali e alla procedura ex art. 625-bis c.p.p.

La decisione

La Corte ha ritenuto che la morte dell'imputato determina la mancanza di uno dei presupposti essenziali del processo penale e l'inesistenza giuridica della successiva sentenza. Considerando la tardiva conoscenza dell'evento morte come errore di fatto paragonabile all'errore materiale (con applicazione estensiva dell'art. 130 c.p.p.) e richiamando l'art. 625-bis c.p.p., la Corte ha revocato la precedente ordinanza e ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza, perché i reati sono estinti per morte dell'imputato. Provvedimento pronunciato il 15/12/2021.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Consente la rilevazione e correzione di errori materiali anche d'ufficio; nel caso di decesso dell'imputato la disciplina della legittimazione del secondo comma non impedisce alla Corte di intervenire perché la situazione prescinde dalla posizione del condannato, essendo quest'ultimo inesistente.

  • art. 130 c.p.p.

    L'errore materiale e l'errore di fatto possono essere utilizzati estensivamente per correggere tardive conoscenze (come la morte dell'imputato) anche nei gradi successivi del giudizio, qualora tali errori comportino l'inesistenza giuridica della sentenza.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    sez. 6, sent. n. 4069 del 1999; sez. 6, sent. n. 34400 del 2001; sez. 5, ord. n. 5210 del 13/01/2006; sez. 5, ord. n. 29494 del 07/05/2018; sez. 6, n. 10199 del 09/03/2010

    Precedenti costanti affermano che la morte dell'imputato estingue il reato e rende giuridicamente inesistente la successiva sentenza; la Corte può quindi revocare/annullare la pronuncia anche sulla base della correzione di un errore di fatto.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato, se avvenuta prima della pronuncia definitiva, estingue l'azione penale e rende giuridicamente inesistente la sentenza pronunciata successivamente.
  • Il giudice ha l'obbligo permanente di accertare lo stato in vita dell'imputato; la tardiva emersione della morte può essere trattata come errore di fatto/materiale e corretto anche in gradi successivi.
  • L'intervento per dichiarare l'inesistenza della sentenza può essere richiesto dal Procuratore Generale e la Corte di Cassazione può annullare senza rinvio quando il reato è estinto per morte del reo.
  • La declaratoria di inesistenza della sentenza deve essere pronunciata dallo stesso giudice che ha emanato la sentenza (ossia il giudice che ha deliberato), non dal giudice dell'esecuzione.
  • La disciplina formale della legittimazione in art. 625-bis c.p.p. non impedisce la pronuncia quando l'evento (morte) ha dissolto il rapporto processuale rendendo "inesistente" la posizione del condannato.

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